Road trip nell’outback

Dunque, recentemente, per ragioni varie su cui non mi dilungo (che includono ovviamente le restrizioni imposte dal caro amico Covid), ho fatto un viaggio nell’outback (la zona rurale) del Nuovo Galles del Sud (NSW) andando da Sydney fino a Broken Hill. Sì, proprio come in Priscilla Queen of the Desert.

Il vuoto che regna sovrano all’interno del continente australiano è incredibile. C’è una strada asfaltata. Una. (La Sturt Highway, che prende il nome dall’esploratore Charles Sturt). E intorno il niente. Per chilometri e chilometri e chilometri. Che uno lo sa, ma non se lo immagina veramente finché non lo vede. Il resto sono strade sterrate, percorribili solo con un buon 4X4. Probabilmente ragione per cui questo tipo di veicolo qui spopola.

In Australia c’è lo spazio per questi carri armati per famiglie e singoli. Ma dello spazio in Australia parlerò in un altro post.

Lungo quest’unica strada si trova, ogni tanto, un centro abitato. Con ‘ogni tanto’ intendo distanze superiori ai 100km. Con ‘centro abitato’ intendo tra i 500 e i 2.000 abitanti. Anche se, secondo me, a volte gli abitanti erano in realtà più o meno 10.

Vorrei insistere su questo vuoto totale. Tu guidi sulla Sturt Highway e, sia a destra che a sinistra, hai questa pianura desertica rossastra punteggiata di verde che si estende a perdita d’occhio e nient’altro. Incontrare un’auto è molto raro. Incontrare un road train (i camion enormi che trasportano materiali dalle miniere) meno, e di solito non è un’esperienza piacevole. Ogni tanto un canguro, ogni tanto un emu, greggi di pecore, talvolta mucche, e caprette selvatiche. E uccelli molesti. Non dimentichiamo gli uccelli molesti. Sfortunatamente, più canguri morti, perché investiti, che giacciono lungo la strada, che saltellanti sul terreno. Paesaggio brullo, arido, a tratti marziano, invariato per chilometri e chilometri. E sebbene vuoto e sterile e monotono, comunque affascinante, per qualche strano motivo, probabilmente i colori, specialmente all’alba e al tramonto.

I centri abitati sono solitamente una o due strade con (in ordine di importanza) un pub, un distributore di benzina, un motel, un supermercato, qualche esercizio commerciale e una manciata di case. L’offerta culinaria spazia da: fritto con salse a molto fritto con molte salse. Gli abitanti sono, di conseguenza, per la maggior parte oltre i 100 chili. Per chi vuole sentirsi Kate Moss senza dover entrare in una 40, un giretto nell’outback è dunque il viaggio ideale.

Le donne sono particolarmente inquietanti. Per carità, ho incontrato anche delle personcine deliziose, con modi civili, ma la maggior parte diciamo di no. Un modo di fare che riflette chiaramente la mancanza di contatto con l’esterno e una cultura da camionaro alcolista. Ricordo con particolare affetto questo camion di donna, che con due gambe e due braccia mie fai un braccio suo, con occhiali da sole in testa alle ore 22, a mo’ di cerchietto come i tamarri dell’Ultimo Impero a Torino, che stava dietro al bancone del pub di Balranald.

Quando siamo arrivati a Balranald, sebbene fosse primo pomeriggio, tutto era chiuso. In mancanza di provviste (cercavamo di evitare il Supersize me menu), ci siamo ritrovati costretti a mangiare al mitico pub del luogo, fulcro della movida locale. Lei, dietro il bancone del bar, prendeva gli ordini.

Lo scambio era già partito male perché io, dopo 4 giorni in modalità Indiana Jones, mi ero messa un po’ di trucco e un top carino in modo che il mio compagno non iniziasse a confondermi con la fauna locale. Sei vezzosa, te le cerchi. Chiedo, stupidamente, come sono cucinate le verdure sul menu (oltre che vezzosa ho anche seri problemi digestivi, lo so… le fortune…). Risposta: “non lo so, non lavoro in cucina”. Credo di aver reso l’idea.

Il mio compagno, che non so che cosa abbia visto perché siamo quasi astemi, e se proprio vuoi brindare non credo che un posto così te ne susciti il desiderio, chiede che birre abbiano. Lei brandisce il boccalone più grande a disposizione e gli elenca le birre (quelle le sa). Lui decide e poi aggiunge: ‘piccola’. Sgomenta, il camion abbandona il boccalone e prende un bicchiere con la faccia di chi sta pensando ‘lattante’. Bisogna capire che qui bevono birra come noi beviamo l’acqua e non sto esagerando.

Va da sé che quello che è arrivato sul tavolo non era quello che avevamo ordinato, che non abbiamo finito nemmeno la metà di quello che c’era nel piatto, che ci hanno fatto pagare uno sproposito e che il mio cheri la birretta non l’ha nemmeno finita. Secondo me ne parleranno per un po’: ” Ma tu li hai visti quelli di Sydney? La squinzia col mascara e quello che non finisce una birra piccola?!?”.

Racconterò altro nelle prossime puntate…

This entry was posted in Australia, Emigrazione, Italians in Sydney, Viaggi and tagged , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

2 Responses to Road trip nell’outback

  1. SM says:

    Non so, non avrei mai pensato che mi sarebbero mancati i mi piace. Ho letto e gradito; questo e qualche altro tuo racconto

    • 2emebureau says:

      Ti ringrazio. Spero di riuscire a scrivere presto altro sull’outback, è stata davvero un’esperienza particolare. è incredibile come qui sia abitato sulla costa e vuoto nell’interno in modo sconvolgente. Grazie per aver speso del tempo a leggere. 🙂

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s