A Sydney come alle Hawaii…

Quando avevo 18 anni, l’allora compagno di mia zia mi illuminò con una grande verità:

“Le ragazze che vengono trattate male, è perchè si fanno trattare male”.

Ci ho messo anni a passare da comprendere il concetto a metterlo in pratica ma ce l’ho fatta.

Venerdì notte, l’australiano con cui esco, mi manda un messaggio all’una meno venti (tecnicamente sabato), chiedendomi se avessi finito di lavorare.

Dato che l’ultima volta che ho controllato i miei documenti ho visto che Lassie non è il mio nome di battesimo… “Sì, ma sto andando a un mega festone nella Penthouse delle World Tower; visto che hai la ruskia, tu nel frattempo puoi googlare ‘suca’ e vedere un po’ se l’hai presa”.

Usare il punto e virgola, dite quello che volete, ma fare fa.

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3 Responses to A Sydney come alle Hawaii…

  1. Jeez says:

    Massimo rispetto Giulia, io già sapevo di che pasta sei fatta…

  2. Beh, visto che ci esci (nel senso: non è uno qualsiasi) non mi sembra così fuori luogo e così offensivo che ti voglia vedere quando hai finito di lavorare.

    • 2emebureau says:

      No, è fuori luogo che aspetti sempre di non avere niente di meglio da fare che vedere me e mi contatti sempre all’ultimo minuto dando per scontato che sarò disponibile ma… pirla io! 😀

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