Pensavo fosse amore e invece era un calesse.

Nel mio frigorifero c’è della verdura andata male. Il che può verificarsi solo in due casi:

  • morte
  • estremo malessere

Perchè io sono onnivora, ma sono stakeholder della produzione di vegetali a livello intercontinentale.

E’ che ci sono momenti nella vita in cui sparisci, anche da te stessa, dal mangiare, dal cucinare, dal vivere.

Io lo sapevo che questa “storia” sarebbe finita male, per me. Lo sapevo e lo dissi, fin dall’inizio. Ma niente. Caparbia come mio solito mi ci sono tuffata dentro. Ci sono stati momenti in cui mi è sembrato che le cose evolvessero (perchè lo stronzo è notoriamente abile nel suscitare ambiguità), fino a capire che no, erano finzioni ben architettate e basta.

La situazione è sempre la medesima: ti trovi ferita dal cretino di turno e ti senti anche in colpa verso te stessa, perchè a quest’ora avresti dovuto avere maggiore raziocinio; hai un’età, insomma.

E mi ritrovo a pensare alle parole di mio padre, che ha sempre sminuito qualunque sentimento, e a sentirmi ridicola a soffrire per “amore”, che fa tanto 15enne. E se da una parte mi dico che l’opinione di mio padre poco importa, dall’altra non posso dargli torto, i problemi nella vita sono altri e le persone vanno e vengono.

Quello che mi solleva è che so come vanno queste cose. Soffri per lo stronzo, perchè è stronzo, ma con questa consapevolezza sai che passa, e abbastanza in fretta anche. Basta eliminare i contatti con la persona in questione per spezzare il meccanismo “vittima-carnefice”, e riacquistare obiettività. Così da guardarsi indietro e dire: “ma io stavo male per quello lì? avevo sentimenti per quello lì? vedevo un futuro con quello lì? cioè ma davvero? ma QUELLO LI’???”

E tutto si ridimensiona in un attimo. Vedi le cose per quello che sono, un’illusione infranta, non una realtà perduta.

Così domani sera andrò ad ascoltarmi il discorsetto da mezzo uomo quale è per cui “tu sei bella, sei interessante, sei intelligente con te sto bene…”. Quelle boiate lì. Il cui sottotesto è sempre che… c’è qualcuna più bionda di te e con delle tette più grandi delle tue. Perchè ci sono persone così. Profonde, sensibili, empatiche. E una ci esce anche, perchè fare l’immigrata di per sé, non è abbastanza faticoso, aggiungiamoci un coefficiente 3 di difficoltà, dettato da leggi masochistiche, sennò non va bene.

Pensavo di spiegargli la mia visione delle cose, ma a che pro? Perdere ulteriore tempo con chi non ne merita affatto. E vi assicuro che con gli australiani è decisamente estenuante, perchè hanno la maturità emotiva di un bambino di cinque anni, e non se ne esce. Non si può fare un discorso adulto, non si può condividere in maniera costruttiva. Gli mancano le basi. Ma questo è un discorso più ampio che riprenderò in seguito, ché adesso devo andare a dormire.

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3 Responses to Pensavo fosse amore e invece era un calesse.

  1. Mousymouse says:

    Australiani non so .. ma soggetti come da te descritti si trovano ad ogni latitudine longitudine. Io ho imparato, o meglio dovrei avere imparato, a guardare quello che uno fa più che quello che uno dice, che di bla bla anche basta. Forza e coraggio

  2. Jeez says:

    D’altronde cosa vuoi pretendere da gente che sta in mezzo ai canguri… Profondità d’animo? Tvb

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