Benches

Recentemente sono rientrata in contatto con un mio ex ragazzo.

Era Bologna, avevo 20 anni, studiavo arabo ed ero magra al punto che un maglione bianco sembrava un’idea accettabile. Lui aveva la “Z” bolognese, gli “scendeva una gran catena” e guidava il motorello, o motore, su e giù per i colli.

Mi piaceva, con quel suo modo di fare sfuggente, tipico di chi non è una potenziale relazione, bensì un sicuro Vietnam. E io sono una che solitamente l’odore del napalm al mattino, dal punto di vista sentimentale, se lo va proprio a cercare. E se non me lo cerco mi trova lui.

Non sono solita provarci con un ragazzo, lancio segnali, dai più sottili ai meno sottili quando sono vicina all’esasperazione, ma prima mossa effettiva mai. Per cui chiacchiere, sorrisi, posti accanto a lezione, mentre io schizzo abiti su un foglio e lui mi scommette che ero una di quelle bambine che avevano “Gira la moda”.

Finchè una compagna di corso comune non gli dice chiaramente che la sottoscritta ha un interesse nei suoi confronti, e allora primo bacio in un pub, coinquilina che mi chiede che macchina abbia e la sottoscritta che non ne ha la più pallida idea o il benchè minimo interesse, pomeriggi assolati in piazza Santo Stefano, notti primaverili tra gli alberi del Parco Talon, lenzuola stropicciate post lezione o post esame, viaggi sull’11B, che presto diventò l’autobus che mi rendeva particolarmente sorridente.

E poi niente, poi cuore spezzato su una panchina dei Giardini Margherita e tante lacrime. Sono passati 11 anni ma quella panchina la riconosco ancora, lì dove arrivai e mi sedetti in coppia e mi alzai andandomene da sola.

Negli anni ho spesso ripensato a lui, avrei voluto rimettermici in contatto ma il numero di cellulare non era più attivo. L’ho ritrovato adesso, che sono in Australia, mentre lui è in Polonia. Ci siamo ripromessi di sentirci via Skype per raccontarci un po’ che cosa è successo in tutto questo tempo.

Questo mi ha fatto riflettere su di me e sulla persona che sono oggi. Riguardo quella ragazza su quella panchina, col cuore a pezzi e un immenso rancore verso se stessa. Ero una ragazza troppo presa dal compiacere gli altri per fermarmi a chiedermi che cosa rendesse felice me, ero troppo occupata a elemosinare amore per domandarmi se amore da parte di quella persona potesse avere un qualche valore reale per me, sempre presa a dimostrare di essere all’altezza quando ero fermamente convinta di non esserlo, in qualunque contesto, a priori.

Oggi guardo indietro e vedo quanto sono cambiata, dal momento in cui ho capito che rendere felice me stessa era il prerequisito necessario per portare poi benessere nella vita altrui, che essere onesta è il regalo maggiore che posso fare alle persone che amo, perchè se cerco di accontentarle a discapito delle mie inclinazioni, non dò loro l’opportunità di conoscermi e tutto si riduce a una farsa che scimmiotta in maniera grottesca un rapporto autentico.

Oggi non fingo più di accettare quello che non mi va bene, non lascio che qualcuno mi ferisca, giustificandolo con mie supposte mancanze, non dedico il mio tempo libero a cose che non mi va di fare e a persone che non mi va di vedere, perchè ho capito che questo è troppo prezioso. Non pretendo che tutti vivano secondo quello che è il mio stile di vita ma non mi costringo ad adeguarmi a quello altrui, se troppo distante dal mio.

Ho passioni e interessi a cui dedico il mio tempo e vivo bene se a fine giornata sento di aver fatto un milione di cose, non sono una che sta due ore di fronte al televisore, a meno di non essere in depressione totale, cosa che nessuno che tiene a me si augura. E oggi sento che questo non cambierà nella mia vita, anche se a volte allontana le persone che a differenza mia vivono molto più alla giornata. Ma non me ne faccio una colpa perchè ho imparato che se non mi metto io al primo posto nessuno lo farà per me.

Oggi mi chiedo se tra 11 anni mi guarderò indietro e mi vedrò di nuovo profondamente cambiata e mi chiedo se forse a volte sono troppo rigida e intransigente però alla fine mi rispondo che no, oggi su quella panchina sono in grado di sedermi da sola e godermi un bel libro.

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