Working holiday visa: il trial.

Alcune persone arrivano in Australia e pensano di stare in Italia, ovvero di dover ringraziare se qualcuno offre loro un posto di lavoro come se gli stesse donando un rene, di non dover chiedere quanto verranno pagati l’ora, di dover essere sottomessi e asserviti al boss con panetto di burro in mano pronto all’uso.

Gli italiani che hanno business in Australia lo sanno, e si comportano di conseguenza.

Chiariamo alcune cose.

1.Qui non siamo in Italia.

2. Non essendo in Italia ci sono delle regole in materia di lavoro e ogni mestiere ha una retribuzione oraria minima STABI LITA. Non è che uno può svegliarsi un giorno e decidere che oggi ti paga la metà o il doppio rispetto a ieri.

Per molti lavori, oltre al colloquio, c’è il trial, ovvero la prova. Il datore di lavoro ti fa lavorare e vede se puoi interessargli o me no prima di dirti se ti prende o no. Il trial, anche qui, ha delle regole:

  • Entro le 2 ore può non essere retribuito.

  • Oltre le 2 ore va pagato. Magari meno di quella che sarebbe la paga normale ma va pagato.

Per fare un esempio, tempo fa sono andata a fare un trial per australiani. Mi hanno tenuta 4 ore, al termine delle quali mi hanno dato 50 dollari, in nero. Non potevano prendermi perchè cercavano qualcuno con esperienza, che io non avevo in quell’ambito, ma il tempo in cui sono stata da loro è stato ripagato.

L’altro ieri sono invece andare a fare un trial per un italiano che ha aperto un’attività da ottobre scorso. Ha un fast food in un centro commerciale in mezzo al nulla, a 50′ di bus dal centro città. Prima mi ha detto di andare per un colloquio, la sera precedente il colloquio mi ha chiesto se desideravo fare anche una prova, visto che andavo fino là; ovviamente ho risposto di sì. La “prova” è durata 6 ore al termine delle quali non mi ha dato nulla. Ha fatto il gesto di quello che mi voleva dare due pezzi di pizza da portare a casa, con grande magnanimità. Tienitela la pizza e stai pur tranquillo. La grande proposta, al termine delle 6 ore è stata: “Vieni qui full time, 6 giorni su 7, ti dò 15dollari l’ora”.

Le mie domande sono state ovviamente orari e numero di ore per settimana Gli orari a cui gli servirei comprendono la chiusura. Le ore non sa, possono variare d a 30 a 50 (che è un bel variare).

La paga minima per quel tipo di lavoro sarebbero 18 dollari l’ora, e ci devi pagare le tasse. Se mi vuole per la chiusura, e sempre il sabato, significa che prima delle 7/7.30pm non sono in centro e quindi difficilmente riesco a fare altri lavori la sera. Col sabato occupato inoltre, mi giocherei tutti i casual (lavori a chiamata) possibili di questo mondo (una volta fatta un po’ di esperienza, se fai il cameriere nel weekend ti pagano almeno 25 dollari l’ora).

L’opzione peggiore: 30 ore a 15 dollari sono 450 dollari a settimana. A settimana le spese fisse sono: affitto, tra i 150 e i 200, trasporto 40. Aggiungi vitto e nel mio caso purtroppo sigarette e resta ben poco. Ben poco per fare una vita di merda in cui condividi una casa con altre 12persone per risparmiare, ti alzi all’alba e torni la sera, razioni il cibo, non esci e non ti dedichi a nessuna delle tue passioni a pagamento, tipo yoga, danza o palestra. Fare una vita così ha senso se fatto nell’outback dove il costo della vita è bassissimo rispetto alle grandi città. Vai in mezzo al nulla, lavori come uno schiavo, metti un sacco di soldi d a parte. Lì ha senso. Qui è fare elemosina ai lestofanti. (e comunque intendo che ha senso se ti pagano il giusto, non se ti sottopagano).

Mi ha anche detto che, se lavoro per lui, nel caso in cui voglia andare via devo dargli un preavviso di 2 settimane, perchè “non mi faccio fregare da qualunque ventenne sbarbatello, tu hai 30 anni e sei laureata ma questo discorso te lo deve fare lo stesso”. È sempre interessante vedere quante garanzie ti chiedono coloro che non te ne danno nessuna.

Mi ricontatterà oggi per farmi sapere, dato che avrebbe visto ancora una ragazza.

Al momento ho un lavoro saltuario che non mi permette di coprirmi le spese settimanali, e intanto cerco altro, per cui sono in una situazione in cui prima di rifiutare un lavoro ci pensi due volte, in questo caso però no.

Non facevo la carità ai lestofanti in Italia, non sono sicuramente venuta in Australia per farla qui.

Quello che mi fa arrabbiare è che ci sono persone che accettano. Accettano i 15 dollari l’ora, alcuni anche 13, e peggiorano la situazione per tutti. Sono come quelli che in Italia pur di far qualcosa accettano di lavorare gratis o per cifre ridicole, mantenendosi poi grazie all’aiuto di familiari e rompendoti le balle ogni volta che proponi qualcosa (concerto, teatro, serata) senza nemmeno chiederti di che cosa si tratta nello specifico, ma incalzando subito con il “quanto costa?”.

L’altra cosa che mi fa arrabbiare è che noi italiani riusciamo a rovinare sempre tutto, ovunque. Questo è un paese che funziona. Con i suoi pro e i suoi contro, come tutti i paesi, ma funziona. Noi riusciamo a rovinare anche i paesi che funzionano, esportando arroganza, improvvisazione e pressapochismo. “Io sono un imprenditore che ha aperto un business perchè ha una vision” (ché poi parlano così, come se il resto non fosse già abbastanza terrificante) “e tu hai la grande opportunità di essere parte di questo business in fase di start up per avere poi una medaglia di balsa nell’aldilà”.

C’è sempre un vizio di fondo. Se tu sei imprenditore e hai bisogno di lavoratori, il fatto che tu non li possa pagare è un problema tuo, non del lavoratore. Se hai la vision ma non la grana, problema tuo. Vorrà dire che lavorerai per 4 se credi nella tua idea finchè non ti potrai permettere di assumere qualcuno rispettando le minime condizioni di impiego dignitoso richieste.

Io non sono una choosy. Non ho mai messo la laurea davanti a un impiego. Ho fatto la postina, ho grattato pavimenti, ho fatto il compostaggio nella foresta pluviale, ravanando tra l’organico perchè qualche deficiente non riusciva a capire che sul bidone c’era scritto, in Arial 36 “solo cibo”, nella sua lingua madre, e ci buttava la qualunque. Sto facendo la cameriera con l’umiltà di chi non ha esperienza e desidera imparare a fare bene il lavoro, non con la smorfia di chi pensa di essere superiore. Ogni mestiere è degno, e degne devono essere le condizioni di lavoro. Io non accetto di lavorare in condizioni disumane per il sogno di qualcun altro e non rovino le opportunità di molti per mancanza di spina dorsale.

In Australia si viene per lavorare. Se però si viene per lavorare secondo le “non regole” del mercato del lavoro italiano è meglio stare a casa da mammà.

 

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7 Responses to Working holiday visa: il trial.

  1. Maria Emma says:

    Ho fatto le stesse tue considerazioni dopo l’abilitazione di architetto, trovavo solo “lavori” in studi a zero o al massimo diecimila lire l’ora, perché ti parlo di quando ancora c’erano le lire, e quindi stavamo decisamente meglio di così come stiamo ora, e pensavo a come le persone che accettavano queste opzioni rovinassero anche tutti gli altri.
    Ora sono passati 16 anni, ho dovuto per forza di cose accettare un lavoro che non mi entusiasma e guadagno nette meno di 10€ l’ora.
    Questo paese è cambiato tanto, ho letto che ti senti sola, ma non mollare. E cerca di trovare lavoro non da qualche italiano.
    Un caro saluto.

    • 2emebureau says:

      Grazie Maria Emma. Sai, a volte vorrei tanto tornare a casa, dove comunque tutto è familiare. Ma so che non posso, perchè se qui trovo tizi come questo qua a cui posso anche dire no nella speranza di trovare di meglio, in Italia quella speranza non ce l’avrei, per cui… si tiene duro, e ci si arrabbia anche un po’ nei confronti di quel paese che oltre ai sogni ci ha tolto anche i ripieghi.

      Grazie che mi segui, un abbraccio

  2. poppero says:

    ma tu, chi sei?

    il tuo pezzo su san salvario era spassosissimo

  3. poppero says:

    pensati che a me piace crocetta.

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