Shadowplay

E’ molto che non scrivo e ci sono una serie di ragioni per questo, ragioni di cui non vi parlerò. 

Oggi ero a un parco qui dietro che pensavo di correre. Dopo 7 minuti ho smesso e mi sono messa a camminare. Menomale che dovevano essere 40 minuti. Ma a volte le gambe non ce la fanno. I polmoni, il cuore… su quelli ci lavori. Sulle gambe no. Che poi a me disgusta veramente correre ma è l’unico sport gratis che posso fare al momento e quindi te lo fai piacere. Ci riproverò domattina. 

Mentre ero al parco che cercavo di contrattare con me stessa una camminata al posto della corsa messaggiavo con un’amica su whatsapp. Mi mancano moltissimo gli amici. Mi sento davvero sola. A Sydney a parte un’amica che ha la sua vita e la sua routine non ho nessuno. Ho conosciuto alcune persone ma non hanno nulla a che fare con me. Ho provato a uscirci qualche volta ma… il tedio più totale. Superficialità, chiasso, discorsi banali e vuoti. 

Non ho mai pensato che avrei sostituito gli amici, quelli veri, con altre persone qui. Ma nemmeno che mi sarei sentita tanto sola e vuota. Tremendamente vuota. Credo di essere un po’ depressa, passerei le giornate a letto, ma non è esattamente la cosa migliore da fare se sei da solo in un altro paese e devi cercare casa e lavoro. 

Adesso ero qui che mi rileggevo online dei passaggi dalla Casa in collina di Cesare Pavese e pensavo che qui noi italiani abbiamo la reputazione di saper cucinare. Come se in Italia tutti impastassimo gnocchi e pizze da mane a sera. Poi ho pensato ai prodotti italiani che gli italiani cercano qui… i pan di stelle, la pasta barilla, le fette biscottate, il prosciutto e via dicendo. Se cerchiamo cibo non possiamo poi lamentarci che ci assimilino al cibo. E i libri? 

L’altro giorno in una libreria qui a Potts Point mi sono soffermata sulla sezione classici, c’erano dei testi di Calvino. Erano in inglese ma ero contenta perchè ho pensato: ecco, ci siamo. Chissà se ci sono anche testi in italiano… Vi farò sapere. 

’- Devo baciarti, Cate? – Stupido, – disse, sempre calma, – non è questo che dico. Se io avessi voluto, mi avresti baciata da un pezzo -. […] – Sei come un ragazzo, un ragazzo superbo. Di quei ragazzi che gli tocca una disgrazia, gli manca qualcosa, ma loro non vogliono che sia detta, che si sappia che soffrono. Per questo fai pena. Quando parli con gli altri sei sempre cattivo, maligno. Tu hai paura, Corrado.’ ’- Prendi me, – le dissi. – Anch’io da ragazzo studiavo le scienze. E non sono diventato nessuno. – Cosa dici? Tu hai la laurea, sei professore. Vorrei saper io le cose che sai. – Esser qualcuno è un’altra cosa, – dissi piano. – Non te l’immagini nemmeno. Ci vuole fortuna, coraggio, volontà. Soprattutto coraggio. Il coraggio di starsene soli come si gli altri non ci fossero e pensare soltanto alla cosa che fai. non spaventarsi se la gente se ne infischia. Bisogna aspettare gli anni, bisogna morire. poi dopo morto, se hai fortuna, diventi qualcuno. – Sei sempre lo stesso, – bisbigliò Cate. – per non farle, ti rendi le cose impossibili.’ Cesare Pavese, La casa in collina

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