Storm, in the morning light.

In Australia sono quasi le 10 del mattino. Noi stiamo aspettando da due ore che qualcuno ci dica quali sono i lavori da fare oggi, post ciclone. Sì perchè ieri sera aspettavamo le conseguenze del ciclone che si sarebbe abbattuto con forza 5 più a nord, nella zona di Cooktown, e che sarebbe arrivato da noi soltanto più con forza 1. Leggi: tanto vento e pioggia.

L’evento ha comportato il posticipare l’apertura, la cancellazione di un gruppo di 40 persone (noi già pensavamo a quanto sarebbe stato bello condividere le zanzare con altre 40 persone, invece nisba), e disfare tutti i lavori fatti. Perchè quanto potrà essere violento un fenomeno naturale non lo sai, quindi ti prepari sempre al peggio. Anche se onestamente la preoccupazione maggiore sono sempre state le zanzare.

Visto che qui non arriva nessuno con delle consegne ho acceso il pc. Dovrei tradurre e aggiornare il blog con alcuni  post che ho in arretrato. Tradurre sarà la priorità, i post chissà quando riuscirò a scriverli. Tuttavia, mentre qui è mattina, a me è arrivata la frase più bella che potessi leggere: “mi manca abbracciarti”, da cui nasce questo post scritto di corsa, che scavalca gli arretrati.

Queste parole che dalla notte italiana arrivano alla mattina australe mi hanno commossa. Arrivano da un amico, quanto di più prezioso ci possa essere, per quanto mi riguarda.

Mi manchi anche tu, terribilmente. Mi mancano immensamente i nostri abbracci, quelli fuori dal bar, dopo il caffè, con la sigaretta da accendere. Mi manca aspettarti a casa e sapere che presto vedrò il tuo sorriso, sapere che rideremo insieme di cose che gli altri non potranno capire. Mi manca sapere che sei a un quarto d’ora da me e che se te lo chiederò ci sarai, non importa quanto io sia entusiasta o disperata, tu mi offrirai sempre la tua vicinanza e il tuo affetto e farai sempre il tifo per me. Mi manca la tua musica e i film sul tuo divano, le occhiate d’intesa e le tue uscite geniali. Mi manca parlare delle nostre vite, dei progetti, dei viaggi, delle malinconie. Mi mancano le chiacchierate lunghe al telefono, senza problemi di fuso, connessione o traffico dati. Mi mancano tutti i concerti, le cene e le uscite che non condivideremo. Mi mancano anche quelle litigate che nascevano dal tenerci da morire uno all’altra. E mi chiedo se tutto questo potrà tornare, se il nostro legame resterà intatto o se un giorno saremo due persone che ricordano in modo sfuocato un rapporto lontano. Io vorrei la prima, ovviamente.

Mi manca casa, perchè è il luogo degli affetti. Hanno un bel dire coloro che sostengono che solamente perchè non hai un fidanzato sei libera di andare dove vuoi senza portarti dentro troppa saudade. Non è così, non è assolutamente così. Un fidanzato è nulla rispetto alla persona qui sopra.

Forse è più facile sentire la mancanza di casa in un posto come questo, dove sei isolata da tutto e tutti, dove ogni cosa è un problema, partendo dall’asciugarsi i capelli senza sembrare la strega del mare, dove ogni  libertà apparentemente banale è negata. Qui dove non sei libero di muoverti, di farti una spesa, di comprarti le sigarette, di prenderti una maglietta se l’asciugatrice distrugge quella che hai, di andare in farmacia, di farti una doccia in santa pace in un bagno pulito, di avere internet in camera e parlare su Skype senza audience, di berti un espresso, di andare a correre se devi scaricare i nervi… qui forse tutto sembra più difficile e doloroso di quanto non lo sarebbe a Bondi Beach, o a Byron Bay, per dire… Anche se in realtà credo che il problema grosso sia che mi sto sottoponendo a tutto ciò per un secondo visto che non so se voglio davvero, per un paese che non so se mi piace. Ovvero non ho un progetto e degli obiettivi tali da giustificarmi la permanenza in queste condizioni. Ma ho scelto di darmi lo stesso l’opportunità, visto che le tempistiche per la richiesta del secondo visto non mi permettevano di aspettare.

Le altre ragazze mi dicono di attendere a prendere delle decisioni, che l’Australia non  è questo, che quando sarò di nuovo in una città sarà diverso. Io non lo so. A volte mi sembra di essere un po’ in esilio. Non mi manca l’Italia come nazione, con la sua arroganza e le sue disuguaglianze, i pesi e le misure sempre diversi, gli onesti e i meritevoli sempre mortificati. Però mi mancano quelle persone  che per me sono veramente “casa”. E credo mi mancheranno sempre, ovunque io possa trovarmi, anche fossi a Manhattan in una suite con Ryan Gosling, perchè loro non li posso veramente sostituire con nessuno. Ma questo lo sapevo già prima di partire.

E quando vedo le condivisioni  su Facebook da parte degli amici dell’ennesima ingiustizia Italian style, leggo le cronache di ciò che più che una rinascita mi pare un inabissarsi senza speranza, mi prende sempre una grande tristezza. E’ un sorriso amaro quello che accompagna lo sguardo sulle varie foto di “Renzi che fa cose”, tipo questa, intitolata “Matteo Renzi che si gioca le pensioni a pari o dispari”:

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Perchè penso al mio paese, a quello che potrebbe essere, alle sue risorse, cultura e storia e a come queste siano continuamente vilipese e non valorizzate. Quel paese che mi ha costretta ad andare via e a stare qua col nodo in gola pensando al mio amico, mentre tengo del ghiaccio su un livido da 10 centimetri quadrati, uno zampirone a fianco del pc e uno sotto il tavolo e una tazza di Nescafè imbevibile accanto, con le mani continuamente sporche di sangue, il mio sangue, ché qui gli australiani manco riuscirebbero a cogliere la citazione forse, perchè non sono proprio il top dell’erudizione, ma sembra di mettere in scena Macbeth over and over again.

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4 Responses to Storm, in the morning light.

  1. vagoneidiota says:

    Sei riuscita a rubare l’aria da questa stanza. L’hai succhiata con ogni tua riga, ed adesso, leggendoti fino alla fine, mi sembra di non riuscire a ritrovarla.
    C’è il profumo di caffè che sostiene il giorno ed una malinconia caduta improvvisamente non si sa da dove.
    Lei, la malinconia, sempre ironica, sempre un po’ di parte, adesso dice: “taci, che forse è meglio”.
    Ed io lo faccio.
    In bocca al lupo. Con tutto il cuore.

  2. 2emebureau says:

    Se non crepa il lupo… almeno le zanzare!!! Grazie davvero per le splendide parole.

  3. brandituptravel says:

    Ti leggo e so di cosa parli, ne capisco la portata e ne stimo la forza. Io non ce l’ho fatta, quando ci ho provato, ma erano altri momenti e altri tempi. MI hanno detto “è dura solo all’inizio” e io non ho saputo aspettare. Tu aspetta, aspetta anche per noi che siamo ancora qui ma forse dovremmo andarcene.

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