Dal mio Moleskine – Cairns

22/03/2014

Tra meno di un paio d’ore partirò per Mission beach. Sono seduta in una delle aree comuni dell’ostello, a questo tavolo di legno appiccicoso non si capisce bene perché.

Piove a intermittenza, l’acqua si riversa con ampi scrosci, poi smette. Forse dovrei comprare un ombrello, più che altro per proteggere il pc. Qua non usa. Il mood australiano è rilassato al punto da diventare assoluta pigrizia. Da una parte mi sembra che ci sia una grande sintonia con la natura, dall’altra un grande “non c’ho voglia di sbattermi”, prendi l’ombrello, aprile, chiudilo, metti le scarpe, allacciate, slacciale, toglile… Troppa fatica. Infradito, shorts e canotta: fine. Che piova o ci sia il sole chissene. È acqua, si asciuga, è sole, ci si abbronza.

Accanto a me ci sono padre e figlio, pronti a ripartire zaino in spalla. Sono una bella immagine. Alla fine forse solo gli italiani in Europa hanno bisogno del resort fotocopiato a ogni latitudine, in cui trovano la pasta non scotta.

Ieri sera ho parlato parecchio con un ragazzo di Nottingham, cerco ogni occasione per usare e migliorare l’inglese. A lui Shakespeare non piace perché, sostiene, in Inghilterra costringendoti a studiarlo te lo fanno prendere in antipatia. Non commento. Mentre chiacchieravamo siamo finiti a parlare di quelli che ti mostrano compulsivamente le foto dei figli, ritenendo sempre che tu debba dire: “oh che bello!”, anche quando così non è, anche quando i figli in questione “look like fucking Churchill just like before he died!!!”. Awesome.

Inizialmente con noi c’erano anche un finlandese, uno svedese e una cinese che stanno lavorando nelle farm come raccoglitori di mango e nel weekend vengono in città per divertirsi. Lo svedese è stato cinque volte a Torino, per cui la conosce molto bene. Il mondo è veramente piccolo.

Il figo crucco, che crucco non sembra, che dormiva sotto di me, fa colazione con l’Ipad in una mano e la nutella di fronte.

Alla radio suona Wonderwall degli Oasis, mi è sempre piaciuta molto quella canzone, che a un certo punto dice “There are many things that I would like to say to you but I don’t know how”.

Ieri sera ho fatto lo stesso, mi sono tenuta molte cose per me. Rileggo quelle parole scambiate sotto al piumino in ostello, parole che alludono e basta, da entrambe le parti, e lasciano aperte le stesse domande, credo solo mie, che erano aperte in Italia e che non troveranno una risposta qui. Quelle parole sono quanto di più bello e caro mi sto portando dietro. Dovrei dire che quanto più bello e caro mi sto portando dietro è me stessa, ma per il momento tant’è.

Devo andare, approfittando dell’intervallo tra una pioggia torrenziale e l’altra. Stamattina mi sono resa conto che non so se mettere prima la lozione solare (qua siamo proprio sotto il buco dell’ozono), o l’antizanzare (nella foresta pluviale la zanzara è nell’ovunque ed è pure grossina). Credo la prima e poi, dopo un po’, la seconda, che sembra lacca, è una cosa inaffrontabile. La qualità del made in Australia è parecchio discutibile, su tutto per quanto ho sperimentato finora, centrifugati esclusi. Mi chiedo quando troverò un prodotto decente pre-asciugatura ricci. Forse mai.

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