Partire: le valigie.

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Poco fa ho realizzato che tra 27 giorni a quest’ora sarò in volo verso Istanbul. Da lì Bangkok e poi Sydney. L’ho realizzato perchè me l’hanno fatto notare, altrimenti non me ne sarei resa conto. Eppure il biglietto l’ho fatto io. Ma a volte continuo ad avere difficoltà a rendermi conto delle cose.

E subito mi è presa un’ansia incredibile. Devo organizzare 30 anni di roba. Roba. Proprio come quella del Mazzarò di Verga. Ché le cose non te le porti nella tomba e non definiscono chi sei. Però non puoi nemmeno sbattertene e mollarle lì come se tornassi tra qualche mese e tutto dovesse essere al suo posto.

Perchè la verità è che io parto con l’idea di non tornare più. Con la speranza di non tornare più. E questo, se devo essere onesta, mi mette ansia perchè se non ci riesco, se fallisco nel mio progetto migratorio, dovrò tornare e sentirmi appunto una fallita. Tornare in un paese in cui i delinquenti restano impuniti (non so a voi ma per me notizie come “arrestato tizio per corruzione” stupiscono non tanto per la corruzione quanto perchè abbiano arrestato tizio), in cui il mio avvocato mi chiede dove reperire i miei ex datori di lavoro con cui sono in causa, dal momento che hanno dichiarato chiusura per fallimento… cioè, l’avvocato lo chiede a me. Certo, adesso chiamo il mio ex capo e gli dico: “dato che come sai ti sto facendo causa dov’è che ti mando le future lettere del mio avvocato?”. Solo in Italia.

Insomma, l’idea di tornare qui, con lo schifo che provo per il “qui” mi angoscia alquanto. Sentirmi dire: “ma tu non eri quella che non voleva tornare mai più? Che non voleva avere niente a che fare con l’Italia?” è una cosa che non vorrei vivere. Ma forse adesso ha più senso concentrarsi sul partire…

Tornando alla “roba”… Ho trent’anni di cose da sistemare. Scegliere che cosa portare via, che cosa vendere, che cosa archiviare, con ordine. Ché se avessi bisogno di qualcosa che è rimasto qua mentre sono là sarebbe importante poter dare istruzioni precise a chi è qui, anzichè dire: “c’era un foglio dentro un libro in una delle 4 librerie…”. Ecco, i libri. I libri sono un grosso problema. Non me li posso portare via tutti… che ne farò dei miei libri? Rimarranno qui. Forse ne porterò via alcuni ancora da leggere ma il resto per il momento resterà qui. Non c’è altro modo.

Sarà una valigia ben organizzata la mia. Non sono di quelle che viaggiano con i bauli. Certo, l’idea di non tornare e di essere dall’altra parte del mondo ti manda un po’ in ansia riguardo a quello che puoi portare e quello che vorresti portare, sapendo appunto che non è che torni domani e che non puoi comprarti dieci paia di scarpe nel tuo primo giorno a Sydney. Però vedrò di trovare la giusta misura tra le due paia di mutande e il guardaroba di Paris Hilton.

Una volta ero una di quelle che viaggiavano con i bauli. Poi un giorno accadde una cosa…

Accadde che mi trovai alla Ramses Station, stazione ferroviaria del Cairo. Dovevo prendere un treno per Luxor. Chi conosce un pochino gli arabi sa che spesso ciò che li caratterizza è la confusione. Ma io ero giovane e idiota, quindi non ero pronta a confrontarmi con la confusione egiziana. Così mi trovai con uno zaino, un trolley e una valigia pesantissima a fare su e giù venti volte per le scale della stazione cercando di capire quale fosse il binario giusto. Quella fatica non me la scorderò mai. Per trascinare peraltro cose che all’80% non sarebbero state indossate essendo in un paese musulmano (vedi sempre alla voce: giovane e idiota). Ma sarebbero poi state lavate al ritorno, dopo essere state un mese in valigia, chiaramente.

Tra la polvere, la sabbia e i gradini di quella stazione cambiò il mio modo di fare le valigie. Con un trauma, come spesso accade nella vita, dove ci vuole un avvenimento di un certo impatto prima di riuscire a modificare un atteggiamento.

E adesso cambierà anche il mio modo di affezionarmi alle cose. Perchè quando vivi in un mondo in cui la dimensione dell’incertezza è decisamente superiore a quella della certezza, capisci che i 30kg del bagaglio di stiva definiscono ciò che puoi permetterti di ritenere indispensabile.

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