Coglioni no e altre meste storie.

Nota per il malcapitato lettore: questo non sarà un post con un capo e una coda bensì lo sfogo di una persona profondamente alterata. 

Poco fa (che non si scrive con l’accento, ficcatevelo in quella testa ignorante, massa di analfabeti!) mia madre è stata a casa mia. L’ho invitata? No. Mia madre è stata qui per: aiutare mio fratello a portare su la roba. 

In due anni che vivo in questa casa, al quarto piano senza ascensore, mia mamma non mi ha mai aiutata a portare su la roba. Nemmeno quando sono tornata da una vacanza al mare con: le valigie, la spesa e due quadri. Nemmeno quando sono tornata dall’ikea con: due sedie, un tavolo, un lampadario, due cuscini e varie cazzate inutili tra cui piatti (leggi: pesanti) che noi donne compriamo sempre, in stato di trance, nel bazar dei vichinghi. Non perchè lei non me lo abbia proposto ma perchè non ho ritenuto necessario farle fare 50 km se dovevo fare le scale una volta in più. 

Ho chiesto a mio fratello perchè avesse dovuto farsi accompagnare: “avevo la valigia, il pc, i prodotti per il bagno e la spesa, che ho fatto secondo il piano alimentare che mi ha dato il mio istruttore”. Non so voi ma io avrei voluto menarlo. Calcoliamo anche che è stato via due giorni. Due giorni a casa di mia madre, nemmeno fuori casa dove ti devi portare tutto. Invece l’atteggiamento è quello di Jennifer Lopez che torna dal tour mondiale… 

Dire qualcosa? Incazzarsi? A che pro? Incazzarmi mi incazzo ma me lo tengo per me. Non sono fatti miei. E finchè vivo in un paese dove non ho la possibilità di vivere da sola e devo invece accettare il compromesso di vivere con mio fratello, perchè mia mamma ci ha preso casa, posso solo stare zitta e dire grazie. 

Questo preambolo perchè oggi leggevo anche questo: http://www.minimaetmoralia.it/wp/su-coglioneno/ relativamente alla campagna #coglioneno in difesa del lavoro dei creativi. Nell’articolo, molto ben scritto (magari facessi io delle analisi così!), e che riassumo per sommi capi, si dice che i creativi non sono pagati come gli idraulici per la legge del mercato, ovvero: ci sono troppi creativi rispetto alla richiesta, e che quindi equiparare le categorie non ha in realtà molto senso. Ok. 

Si dice anche che la massa è composta da gente mediocre e che quindi non può essere competitiva dal punto di vista del talento. Questo non permette di contrattare troppo sui prezzi vista l’altissima concorrenza per la legge del mercato di cui sopra. Ok. 

Si parla del fatto che comunque lavorare gratis ti porta dei clienti, e si conclude dicendo che tutti questi creativi che generalmente si disinteressano della vita politica italiana potrebbero mettere un po’ della loro inventiva a servizio della stessa. Non ok. 

Concordo con la legge del mercato e con la questione talento. Al resto onestamente storco il naso e sollevo un sopracciglio, assumendo probabilmente le sembianze di un gargoyle. 

Prima di spiegare perchè storco e sollevo parti facciali vorrei dire che secondo me la legge del mercato e la questione del talento spiegano il problema fino a un certo punto. C’è ancora a mio parere un passo indietro da fare. 

Innanzitutto la scuola italiana non è un ambiente competitivo. Fino ad eventuali test di sbarramento per accedere a una determinata facoltà l’unico ostacolo a un percorso di studio è la tua poca intelligenza o poca voglia. Questo trasmette l’idea, molto democratica per carità, che chiunque possa fare qualunque cosa. La realtà però è diversa. Anche perchè se non bisogna mai lottare per raggiungere un obiettivo va a finire che uno nemmeno se lo pone l’obiettivo e si trova a 30 anni a chiedersi ancora che cosa vorrebbe fare nella vita, senza un’esperienza lavorativa decente, convinto di avere tutto il tempo del mondo, quando all’estero i propri coetanei sono lì che o comprano case e girano il mondo o allevano figli e sono autosufficienti. L’italiano no. L’italiano non sa, posticipa, riflette, cambia idea. Tanto può fare tutto. E poter fare tutto troppo spesso porta a non fare nulla. Se poi mamma ti scarrozza, ti compra casa, ti fa il bucato e ti fa la spesa siamo proprio a posto. Io non so come sarà mio fratello a 40 anni. Ma spero di essere molto lontana da tutto ciò. 

Non sarebbe invece meglio stimolare alla competizione? A eccellere? A chiedersi che cosa vuoi fare da grande e capire nel concreto che cosa implica e come farlo? Perchè anche lì, i contatti tra scuola e mondo del lavoro in Italia sono piuttosto evanescenti. Magari uno pensa che lavorare in una casa editrice sia il sogno della sua vita. Se però viene a contatto con un contratto sui diritti d’autore capisce che rischia l’ictus e cambia idea. Cosa che sarebbe meglio facesse prima dei 30 anni. Ad esempio. 

Veniamo al talento, discorso col quale sono d’accordo. Non tutti i registi sono Wim Wenders. Vuol dire che non puoi fare il regista? No. Vuol dire che puoi provarci. Però puoi provarci fino a una certa età. Dopodichè se non hai sfondato ti cerchi un lavoro che ti permetta di mantenerti e magari coltivi la regia come hobby. Bisogna essere realisti, anche qui. Invece no. Uno ha dei sogni e va aiutato. Ce l’avete presente quello che affitta casa a Lebowski e lo va a invitare a vedere il suo spettacolo di danza? Avete mai pensato che sia un figo, uno che è riuscito nella vita e che ammirate? Non credo. Eppure tantissimi trentenni e quarantenni fanno lo stesso e la società lo considera normale. Certo, anche qui bollette, spesa, viaggi… paga tutto mamma. 

Quindi non per fare il Freud della situazione ma la mamma elicottero italiana è veramente un enorme ostacolo alla crescita dei figli e allo sviluppo del paese di conseguenza. Vedendo questo modus operandi a me viene solo da pensare che un figlio lo educhi se sai dire anche dei no, che lo portino a rendersi indipendente. E che se oggi magari soffri a negare qualcosa, sai che un giorno se tu non ci sarai (non perchè sei necessariamente morta ma magari perchè sei in vacanza e non ti prende il telefono, cosa che potrebbe essere sacrosanta) tuo figlio avrà gli strumenti necessari per affrontare la vita. Allora avrai fatto un buon lavoro. Però un ragionamento educativo di questo tipo in Italia è raro. Si preferisce la dipendenza a vita. E se uno dice di no al passare per coglione dovrebbe dire di no anche al fare il cocco di mamma. 

Riguardo l’ultima parte invece quando si dice che lavorare gratis porta clienti, non sono d’accordo. Può essere una cosa che uno fa una tantum e può anche avere un ritorno, va bene. Ma il problema è che in Italia lavorare gratis per i “giovani” è la prassi ormai. Si confonde quindi il lavoro con il volontariato. La mia idea è che se si smettesse di accettare di lavorare gratis, perchè se non la nostra preparazione almeno il nostro tempo dovrebbero valere qualcosa, le cose potrebbero iniziare a cambiare. Ma fare i martiri con mammà e papà che ci coprono le spalle fa figo. Si sa. Se quelli che lavorano gratis non avessero la rete di salvataggio della famiglia credo proprio che andrebbero a lavorare pagati. O userebbero il tempo che dedicano allo stage per chiedere l’elemosina a qualche angolo. Attenzione, non sto dicendo che non si debba fare gavetta. Ma gavetta e volontariato sono due cose molto diverse. 

Infine, interessarsi alla vita politica… beh, io mi interessavo alla vita politica italiana. Ma il mio paese mi ha talmente deluso, mortificato e svilito che mi ha lasciato solo la voglia di andare via. Di votare altrove. Di non saperne più nulla. Perchè onestamente tu Stato italiano te ne sbatti di me e io a un certo punto faccio altrettanto. Visto quelli che mi hanno licenziato e la fanno franca. Quelli che non mi hanno pagato gli stipendi e si sono fatti le vacanze e i sonni tranquilli. L’università che si fa pagare e non offre mai un servizio per cui tu tenti di chiamare la segreteria studenti per 3 ore consecutive, per risolvere un problema e nessuno ti risponde… mai. E anche lì capisci che non si incentiva a sbattersi in questo paese. Perchè tu non puoi andare in segreteria perchè lavori, non perchè sei dall’estetista, ma loro non ti aiutano minimamente. Ascoltano invece chi magari bighellona tre ore al bar davanti all’università e poi si affaccia a uno sportello per cambiare un po’ visuale. Alle tue mail e alle tue telefonate non si degnano di rispondere. Ti costringono a prendere dei permessi da lavoro per cose che avrebbero potuto gestire in due minuti netti. 

Lo sapete chi si interessa alla politica in Italia oggi secondo me? Quelli che hanno capito che fare politica è l’unica professione remunerativa rimasta in questo paese e in linea con le aspettative dell’italiano medio: guadagnare bene e non fare praticamente una sega. 

E alla fine di questo sfogo di una che è veramente fuori di sè e che ha un problema serio legato all’espatrio da risolvere col quale non vi tedio, vi dico che è decisamente poco probabile che io mi riproduca ma a volte penso che è un peccato perchè sarei veramente un’ottima madre. 

Saluti, baci e cordialità. 

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