Calogero vuole uccidermi.

Sì, temo per la mia incolumità.

Calogero fa il portalettere, quindi è un mio collega. Non saprei dire che età abbia. Potrebbe avere 30 anni portati malissimo o 40 portati molto male. E’ di una bruttezza inquietante. E i capelli grigio topo con la riga in mezzo, schiacciati sulla testa e lunghi fino a metà collo non aiutano per nulla la situazione. Che poi se ci fate caso ci sono persone che non sono esattamente belle ma essendo piacevoli sembrano più belle di quanto non siano in realtà. Calogero no. Non basta la dubbia scelta di acconciatura. Lui rincara la dose con un’espressione che è un inquietante misto di scazzo, stupidità e livore.

Guardandolo è automatico ricordare Schopenhauer, per cui la vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia. Ma Calogero che ricorda Schopenhauer non lo sa. Non che sappia nemmeno chi sia Schopenhauer, probabilmente.

Lui fa un po’ meno del minimo indispensabile. Questa è la sua filosofia. Dovrebbe fare almeno il minimo indispensabile, ma quelle briciole che toglie da questo traguardo, in un’azienda statale italiana non si notano.

Arriva in orario, mai in anticipo. Incasella con scazzo, parte con scazzo, guida il motorino con scazzo, con una sigaretta che gli penzola dalla bocca. Non credo nemmeno che la aspiri, ci vorrebbe troppo sforzo. Arrivato in zona scende con scazzo dal motorino e con scazzo inizia a fare il portalettere. Insomma, si è capito… Scazzo.

Solitamente noi trimestrali siamo aiutati dai colleghi a capire come funzionano le zone o come funziona più in generale il lavoro. Calogero ti aiuta solo in un caso: se ne ha un tornaconto. Ovviamente ti aiuta a modo suo, quindi suggerendoti di fare il meno possibile. Facendoti presente che hai diritto a dei giorni di ferie. Sottolineando come tu stia facendo troppo.

Se qualcuno gli chiede aiuto relativamente a una zona che lui conosce “non ricorda”.

Io non sto simpatica a Calogero. Perchè sono una perfezionista. E non perde occasione di farmelo notare. E mi inquieta, perchè adesso ce l’ho alle spalle, e non sia mai che mi tagli la gola con una bolletta dell’Iren.

Qualche giorno fa ha guardato il mio casellario esclamando: “persino i trimestrali fanno meglio di me, io ho riportato della posta!”. Oppure “Questa è qua da un mese e conosce le zone meglio di me!”, il suo commento al mio aiuto a un collega. Già, io sono “questa”.

Ogni tanto gli suona il cellulare. E’ sempre suo padre. La suoneria del suo cellulare è un pezzo reggaetone. Tu senti le note e pensi a un cubano fisicato con mutanda bianca e catenone d’oro al collo e poi… e poi niente, vedi Calogero.

Il 31 dicembre verso le 14 gli è squillato il cellulare. Era suo padre. Quando ha messo giù ha esclamato: “io stasera non farò niente, e sarò anche a lutto perchè mi è appena morto il gatto”.

Quando si dice: “Felice anno nuovo”.

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