Soul casualties

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Quando un uomo è troppo contento di vederti ciò che per primo cade sul campo sono tendenzialmente i collant. A seguire il cuore. A posteriori, a volte, l’amor proprio.

Io non sono brava con le relazioni sentimentali. Scelgo sempre le persone sbagliate. Sono consapevole del perchè e del fatto che siano sbagliate per cui non mi ci metto più.

Ci sono persone disperate perchè non hanno una relazione. Io no. Aspetto il giorno in cui sarò in grado di apprezzare persone che meritino i miei sentimenti e nel frattempo evito di impantanarmi nell’ennesimo Vietnam. Ho già dato.

Tempo fa un mio amico mi segnalò questo articolo di repubblica: http://d.repubblica.it/amore-sesso/2013/12/01/news/come_trovare_uomo_perfetto-1911480/, dal titolo “Come riconoscere ed evitare i cafoni sentimentali”. Lo fece perchè gli avevo raccontato l’ennesima prodezza dell’ennesimo (posso dirlo?) stronzo. (l’ho detto, non trovavo sinonimi). Il fenomeno, dopo che lo avevo aspettato 30 minuti al freddo (pirla io, per carità), tra una chiacchiera e una limonata mi consigliò, relativamente al collega che mi marca stretta, di: “uscirci se mi piace”.

Allora, va bene che di me non te ne frega niente se non dal punto di vista carnale ma un minimo di decoro ed educazione sarebbero comunque d’obbligo.

La cosa che mi inquieta dell’articolo in questione è che esso stesso esista. Ovvero che sia necessario stilare una lista delle situazioni in cui uno si comporta da cafone e condividerla con il pubblico delle lettrici, le quali sono evidentemente disperate a tal punto da non rendersi conto dell’ovvio. Ma la realtà si sa, è soggettiva.

Se non sei proprio all’ultima spiaggia i cafoni li eviti e non gli concedi la tanto famosa quanto inutile (e spesso pericolosissima) seconda possibilità. Senza dare spiegazioni perchè che cosa pretendi che capisca un cafone?

A volte uno non è un cafone ma le cose comunque non possono funzionare. In questi casi è peggio perchè di fronte a te vedi una bella persona, una persona che ti interessa, la cui compagnia ti fa stare bene. Una persona con la quale chiacchieri con facilità, profonda, acuta. Sul cui divano staresti delle ore tra parole e coccole e baci ma a un certo punto te ne vai perchè sai che ritornarci su quel divano è sempre faticoso e il tuo cuore sa di essere fragile.

I miei collant non sono stati ridotti così da un cafone. Ma da una persona che mentre ti fai la doccia va a comprarti lo struccante. Che ti tiene la giacca, ti apre la porta, ti dà la mano… eppure ci sono un’altra serie di problemi. Quindi sapendo che è sempre Vietnam eviti. Ci hai provato già una volta e la fioraia ti ha diagnosticato un trauma all’orchidea. Sapesse fioraia… sapesse… altro che il trauma dell’orchidea.

Il fatto è che io stavo ballando gravemente ubriaca, in una serata in cui avevo solo voglia di piangere (ma bere è più facile che piangere), mentre due tizi cercavano il modo di approfittare della mia ubriachezza. Ma io avevo già in testa di chiedere il divano a un amico perchè da sola ieri non ci volevo proprio stare, ma non volevo nemmeno stare con uno dei due tizi. A un certo punto mi volto e lo vedo. Dopo mesi. Dopo essermene innamorata, aver sofferto e averci messo un punto. Perchè ci ho sofferto al punto che è morta l’orchidea.

Me lo ricordo il momento in cui mi innamorai di lui. Eravamo in corso Tassoni e mi abbracciò. Corso Tassoni è un corso assolutamente anonimo di Torino. E’ facile innamorarsi sul Pont des Arts, tu prova invece a innamorarti in un posto come corso Tassoni… lì sai che è proprio innamoramento.

Così te ne vai, col tuo cavaliere che non vuole una storia per i suoi motivi e ti salva dai due che ti ronzavano troppo intorno. Te ne vai paradossalmente con l’unico uomo della serata con cui non hai ballato e che è arrivato alle 4. E ti senti bella, accudita eppure respinta allo stesso tempo. Perchè lui ha ancora questo potere su di te, il potere di tenerti vicina e allontanarti l’istante dopo. Così non sai se essere felice o immensamente triste, perchè ti senti veramente sulle montagne russe.

Ma tutto questo te lo tieni per te. E lo rassicuri che da lui non vuoi niente. Che sai che non può. Che tanto tu ne vai dall’altra parte del mondo tra poco. E te ne andrai, pensando a quanto tempo avresti voluto trascorrere invece ancora su quel divano, in una città che proprio quando sei convinta che non abbia più nulla da darti ti mette di fronte ciò che vorresti ma che non puoi prenderti. 

E la cosa più triste è che quando ne parlerai con gli amici forse solo una persona potrà capire davvero come stai e non liquidarti con un “sono cazzate”. Perchè chi non lo sperimenta non può saperlo ma in questo mondo popolato ormai soprattutto da cafoni un uomo che si preoccupa che tu abbia freddo, che ti porge l’acqua e non ti permette di alzarti mentre lo fa, perchè desidera servirti, che ti prende in braccio e ti porta via con lui è qualcosa a cui dire addio è estremamente difficile.

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