Per Voltaire. Secondo Murphy.

Ieri sono andata a letto all’una e mezza. Guardando la fine dell’ultima puntata di The Mentalist dato che la sera precedente ero crollata. Il fatto è che lavoro di giorno, la sera studio e quindi dalle 9 a mezzanotte ho studiato, o meglio, letto alcuni capitoli di un libro di linguistica. Io a linguistica ho sempre fatto pietà. Ma veramente pietà. Che poi le cose intuitivamente le so, ma se devo mettermi a spiegare sintagmi, morfemi, fonemi e via dicendo mi viene il panico. Come quando entro da Zara e c’è troppa roba e non riesco a concentrarmi. Più leggevo più mi rendevo conto che il mio esame di lunedì sarebbe stato un remake dell’esame di Fiabeschi in Paz. Che poi sei stanco, non hai voglia, non hai testa, non te ne frega niente, ma lo devi fare lo stesso e allora fai come fanno tutti gli studenti svogliati: conti le pagine del capitolo, inizi, dopo un po’ le riconti per capire quanto ti manca (in realtà lo sai già ma speri che la matematica sia una scienza relativa… così non è), riprendi a leggere pensando che devi concentrarti o è inutile, risfogli il capitolo in cerca di immagini che ti facciano pensare che non sono 30 pagine, ma magari 28 e mezzo… insomma un’agonia. A mezzanotte ho smesso e ho pensato che preparare una coreografia su Ooh La La dei Goldfrapp con annesso spogliarello potrebbe essere efficace nel caso in cui le cose si mettano proprio male. Argomento a scelta? Lap dance. Che come termine è un prestito dall’inglese. 

Tornando seri… predispongo il tutto per la routine mattutina, perchè se ti alzi alle 5 e mezza tutto deve essere pronto: la caffettiera, il guaranà, i vestiti, la borsa, la borsa della palestra, il pranzo, i cerotti, le creme, le forbici, il nastro con cui fasciarti le dita… Dormo 4 ore e qualcosa e mi alzo. Mi preparo, esco, arrivo come sempre a lavoro con un po’ di anticipo, perchè finire in orario vuol dire che poi riesco a studiare, ad allenarmi, a gestire casa, a evitare che alle 3 il mio collega il cui nome indiano credo sia: “se non metto le mani addosso a Giulia non sto bene” mi attacchi un bottone infinito, a parcheggiare a una distanza sensata da dove abito… Insomma, preferisco iniziare mezz’ora prima, non pagata, che finire un’ora dopo, sempre non pagata. 

Nel dubbio che la giornata lavorativa andasse liscia mi sono anche presa dietro il libro di linguistica… metti che ho 30 minuti liberi per leggere una decina di pagine che sono comunque dieci pagine in meno stasera… Ecco, prendere il libro è stato come quando pensi che potrebbe piovere e prendi l’ombrello. Non pioverà. 

Stamattina non funzionava niente. Non funzionavano i palmari. Non funzionavano i computer per registrare le raccomandate… Tutti incazzati, nervosi, alterati. Io non avevo veramente voglia di prendermela. Pensavo a Gaber “una brutta giornata…” e aspettavo le raccomandate, ché non puoi uscire senza. Sono uscita per consegnare la posta alle 10 con 151 raccomandate. E non sto scherzando. Se esci alle 10 e arrivi in zona alle 10.20, e hai molti i custodi e i custodi alle 12 chiudono… ti trasformi in Usain Bolt. E’ l’unico modo. Peraltro avevo molte raccomandate a privati e quando hai i privati perdi tempo, rispetto a quando ne smolli tot a un custode. 

Verso metà giro avevo due raccomandate per un privato chiaramente di origine ebraica. Ora, non voglio sembrare razzista, perchè io gli ebrei li adoro e ci collaboro dal punto di vista lavorativo, però hanno veramente dei comportamenti a volte che sono puro cliché e lo ammettono loro per primi. Suono. Risponde una donna. “Sono la postina, ho 2 raccomandate”. “Salga pure, 4 piano, scala destra”. Mai qualcuno che ti dica: “Scendo”. Zero. Salgo. La signora mi apre la porta di un appartamento da Mille e una notte. Mentre le mostro le raccomandate e predispongo la consegna mi dice: “signorina, con questo freddo, gradisce un caffè”. Considerando che non avrei potuto fermarmi mai fino a fine giro ho detto di sì. “Allora glielo metto a scaldare”. Scaldare?!? Giuro che non ho mai fatto scaldare del caffè in vita mia, nemmeno nei momenti di peggiore crisi economica. Vabbè, proseguo. 

Incontri di tutto. Dal custode che alle 12.03 ha già chiuso, al genio che compra su Amazon e poi non ha un campanello. E tu ti fai tutti i piani e tutte le targhette del palazzo ma niente, e allora pensi che la gente è veramente idiota. Questa tizia che compra online ha la buca delle lettere, punto. La fai assente, non puoi fare altro. 

Alla fine ho terminato con poco ritardo ma non ho fatto poi tutta la parte post consegna che avrei dovuto fare, me ne volevo andare, diciamoci la verità. Dopo un turno così, arrivi alle 2 e mezza che sei in deficit di caffeina, col mal di testa, la stanchezza e il rintronamento totale. Non ce la fai. 

Il fatto è che la gente non lo sa ma il postino è un lavoro veramente duro. Come tutti i lavori ha i suoi pro e i suoi contro ma sicuramente rispetto a molti altri lavori è faticoso. Ti impegna dal punto di vista fisico, perchè sei esposto alle intemperie, sollevi tantissimi pesi e ti distruggi le mani, e mentale perchè devi tenere sempre a mente raccomandate, pacchi, assicurate, contrassegni, tassate, oltre alla posta. Ed è stressante perchè appunto, l’organizzazione è quella che è. E la gente è quella che è. Perchè c’è chi ti tratta male, chi ti insulta senza motivo, chi, quando entri in un palazzo con 3 chili di posta in mano, ti chiede: “ha posta per me?” Signora, non lo so se ho posta per lei, non so manco chi sia lei, adesso incasello e poi si prende la posta, se ne ha. Perchè la gente pensa che tu abbia solo il loro palazzo, evidentemente. Verso fine giro ti capita quello che ti fa “aspetti che controllo, che sia tutto giusto”, ed esamina 5 buste in 10 lunghissimi minuti. Tu lo sai che sono giuste ma non lo puoi mandare a stendere anche se stai tenendo la pipì da 5 ore e vorresti veramente andartene anzichè star dietro ai deliri degli psicopatici. (e si noti bene che questi sono solo alcuni esempi di ciò che vivo quotidianamente).

Quando finisci esci, sperando che il giorno successivo sia meglio. Ma già sai che non devi farti troppe aspettative, sempre secondo la legge di Murphy. 

Poi vai in palestra per staccare un attimo la mente e alla fine ti rimetti a studiare. E all’Australia non hai avuto proprio tempo di dedicarti e ciò ti irrita e ti mette ansia perchè sai che lo devi fare. Sai che lamentarsi di qualcosa, tipo vivere in Italia, non ha assolutamente senso. Se una situazione non va bene ci si adopera per cambiarla, il resto è aria fritta, e a trent’anni tu dell’aria fritta non sai più che cosa fartene. 

Sento tante persone lamentarsi, di molte cose. Dei soldi, del lavoro, della politica, della precarietà, della crisi, del compagno/a… vorrei sentirne una che si sta attivando per cambiare ciò di cui si lamenta, così, per cambiare un attimo. 

Io non voglio lamentarmi, voglio essere grata. Grata che i miei genitori mi abbiano permesso di studiare senza dovermi mantenere agli studi, grata che comunque ho una casa a cui tornare e una mamma a cui telefonare se sono giù, che è la stessa mamma che a 9 anni mi ha regalò il primo romanzo che ho letto (con la dedica: A Giulia, perchè cresca nel cuore ma anche nel cervello), e che ha contribuito sempre a fare in modo che le mie abilità linguistiche esistano senza che debba mettermi a spiegarle, grata di quella sensazione meravigliosa che è poter fare la pipì quando ti scappa, grata che mio padre sia sempre stato terrorizzato dall’idea che io gli arrivassi in pronto soccorso dopo un incidente in motorino, con la conseguenza che io il motorino non lo so guidare quindi non uso il motorino a lavoro e se piove o nevica mi bagno comunque ma mi bagno di meno rispetto ai miei colleghi su due ruote. E infine grata di saper regalare un sorriso anche se la giornata non è stata il top e di avere talvolta la capacità di capire quando è il caso di farsi rovinare l’umore e quando invece di razionalizzare e prendere le cose con la cara e vecchia filosofia. 

Buonanotte. E trattate bene i postini, che non avete un’idea del mazzo quadro che si fanno. 

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4 Responses to Per Voltaire. Secondo Murphy.

  1. Ally says:

    Ho cominciato a leggerti per curiosità e ho proseguito per piacere. =)
    Poi ti volevo dire che la mia postina la tratto bene, infatti da quando mi sono trasferita mi ha confessato che ormai suona sempre solo il mio campanello perché gli altri condomini non le aprono.

    • 2emebureau says:

      Ti ringrazio. Dallo scorso venerdì non sono più una postina (e in un giorno con pioggia torrenziale come questo sono molto contenta di ciò) ma sicuramente dopo 3 mesi da portalettere capisco maggiormente il tipo di lavoro. Poi c’è postino e postino e condomino e condomino come in tutte le cose. Diciamo che di base trattar bene il prossimo secondo me è una buona regola. Se il prossimo poi è una testa di cavolo uno rivede il proprio atteggiamento 🙂

      • Ally says:

        Concordo su tutto. E’ quello che mi prefiggo di fare quotidianamente nel posto dove lavoro e nella vita in generale, nonostante innumerevoli tentazioni a fare diversamente.
        Ti ho trovata dal blog di verbasequentur, quindi come sai l’argomento è ancora caldo. 😉

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