Un tranquillo giovedì di paura.

Prembolo: Questo è un post mal scritto e inutile per i più, che ha sostanzialmente l’intento di giustificare il mio silenzio di questo periodo con gli amici che mi leggono e a cui da tempo dico: “Ci sentiamo poi con calma”. Mi farò viva appena riuscirò a tirare il fiato. Le mie giornate al momento sono come quella sotto.

La mia giornata è iniziata alle 6 meno un quarto. Perchè io non sono una di quelle persone che riescono ad alzarsi dal letto e uscire di casa. Specialmente se di fronte ho 8 ore in cui non potrò nutrirmi, bere un caffè o urinare. Ho scoperto a quell’ora che mio fratello si era fatto fuori tutte le fette biscottate, e quindi la mia colazione, senza dire nulla, e ho poi scoperto di avere una manciata di All Bran da infilarmi nello stomaco. Ok. Fortunatamente l’ho scoperto prima di scaldare il latte.

Al lavoro il delirio. Per forza, sono le poste italiane. Ma ne scriverò poi.

A fine turno, dopo aver litigato col capo squadra (perchè oggi non mi sono fatta mancare nulla, nemmeno la mia impulsività), ho preso l’auto, guidato come una pazza sconvolta fino a casa, mollato l’auto, preso il tram correndo sui binari per non perderlo e rischiando dunque la vita, cambiato tram, che non finiva il percorso, per cui scendi prima del previsto e recati a passo spedito a Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche), ascensore fino al V piano, studio 11. Il docente si è trasferito al terzo, il V piano è praticamente sventrato. Ok, scaraventati giù dalle scale, vai nella stanza 47, trova il docente.

Il docente con cui devo parlare si rivela essere una persona meravigliosa a cui sarò eternamente grata. Forse, dato che ho una manciata di crediti da recuperare per iscrivermi nelle graduatorie per l’insegnamento, e che devo pagarli a peso d’oro, nonostante sia sempre stata una secchiona più che ligia allo studio, il karma mi sta premiando in qualche modo, rispetto a questo paese assurdo in cui mi trovo a vivere, per ora. (in Italia non basta essere laureati per insegnare. Ci vogliono tot crediti in tot discipline. Ovviamente il ministero dell’istruzione non è in linea con i piani carriera delle università, quindi tu puoi aver fatto tutto quello che dovevi fare dal punto di vista accademico e tuttavia potrebbe mancarti ancora un pezzo, tipo: 3 crediti di linguistica o 4 crediti di letteratura francese. Sì, l’assurdo).

Uscendo da Palazzo Nuovo, forte della cosa positiva appena accaduta decido di tentare un colpo da ninja: entrare in segreteria studenti dal retro. Lo faccio.

– Signorina!!! Siamo chiusi al pubblico!!!

– Sì, ma io lavoro e voi non rispondete nè alle email nè al telefono.

Evidentemente l’ho detto con un tono talmente perentorio che hanno temuto li minacciassi con la lima per le unghie.

Incredibile, mi hanno ascoltata. E mi hanno anche detto che nonostante a me manchino una quantità di crediti per cui dovrei pagare 103 euro per esame (per un totale di 3 esami), non ci sono esami in queste discipline al di sotto dei 9 crediti. Quindi devo pagarli da 9 crediti, anche se a me non ne servono 9 ma molti di meno. La cifra è, chiaramente, più del doppio. Ottimo. Vi voglio bene. (il pensiero: “voglio la cittadinanza in un altro paese e non dover più avere nulla a che fare con l’Italia”, passava nella mia mente una volta ogni 3 giorni sei mesi fa. Ora ci passa sei volte all’ora). Devo controllare se noi italiani possiamo chiedere asilo politico, perchè secondo me sì viste le circostanze…

Uscendo dalla segreteria, dove sono tutte obese perchè non muovono mai il culo (e una ha pure dei baffi da far invidia agli hipster), ho gettato un veloce sguardo al dehors del bar Genesi. Studenti tranquilli, seduti a bere qualcosa. Sulle scale di Palazzo Nuovo gente che chiacchierava serena e propagandava cose a caso. Ecco, loro hanno tempo per andare in segreteria negli orari di apertura. A te che ti sbatti come una dannata manco rispondono dopo aver inviato non una ma tre email, perchè si sa che qui si premia sempre chi è fancazzista nell’animo.

Ero indecisa sul da farsi. Incazzata nera (ieri mi ha chiamata la consulente del lavoro del tizio che mi deve 2700 euro di stipendi arretrati e che potrebbe far fallimento, come suo uso e costume, prima di pagarmeli), avrei voluto dirigermi verso il negozio di un mio amico. Avevo bisogno dell’abbraccio di un amico. Però avevo lezione di yoga. E io sono una persona ligia al dovere. Così sono risaltata su un tram e sono andata a casa, mi sono cambiata, ho riordinato e sono andata a yoga, pregando di riuscire a stare, non dico in equilibrio, ma almeno in piedi.

A yoga il mio istruttore mi ha piegata come un foppapedretti usando tutto il peso del suo corpo. A un certo punto mi ha piantato i pugni nelle ovaie e ha spinto fortissimo. Bene. Altro che l’abbraccio dell’amico. In seguito, tra le altre cose alcune delle quali taccio, ha fatto qualcosa con i miei arti che non ho ben capito. So solo che avevo male e mi sembrava una qualche forma di tortura medievale. Però alla fine mi ha fatto del bene.

Nel frattempo ho ricevuto messaggi da parte di la qualunque per uscire, perchè si sa, quando sei libera non ti considera nessuno ma quando tetris ti sembra un’inezia rispetto alle tue giornate chiunque ti cerca. L’unica certezza resta infatti la legge di Murphy. E sempre secondo la legge di Murphy ti cerca chiunque tranne chi vorresti tu, che inizi così a dare due di picche a destra e a manca con stizza, perchè non hai tempo per le persone importanti per te, figuriamoci per gli scassapalle a gratis.

Il migliore è stato uno sfigato viscido: “Avrei bisogno di una traduzione del curriculum in inglese, anche se so che adesso che esci con qualcuno è difficile vedersi, ma tu sei la migliore”. Sì, dopo mesi in cui gli dicevo “no, grazie”, ho ceduto al mezzuccio folle di inventarsi un fidanzato immaginario, nella speranza che la piantasse di assillarmi. Risposta: “sono molto incasinata perchè studio e lavoro, se vuoi mandamelo via mail”. “No va beh ma non è urgente”. “Vedi tu, buona serata”. Non mi ha più detto nulla. Per chi non l’avesse capito non voleva una traduzione del CV.

Anche quello che mi ha proposto di vederci (propone sempre quando è single peraltro, bella la vita così!) e al mio: “sono incasinata”, ha replicato che anche lui lo è, ma cerca di prendersi comunque degli spazi per sè, perchè fa bene, è stato notevole. Non hai capito che il mio “sono incasinata” era un modo elegante per dirti: “manco se mi paghi!”. No, non l’ha capito.

Quindi, ricapitolando, yoga, doccia, crema, cucinare verdure, pulire casa, mettere su una lavatrice, cenare, stendere la lavatrice, preparare le cose per domani mattina, mandare la gente a stendere anch’essa. Perchè quando ci vuole ci vuole. O come dicono in Francia: “Quand faut y aller il faut y aller”.

Riesco a sedermi un secondo al pc e scopro che uno dei fratelli del mio ex egiziano è stato arrestato per terrorismo a Luxor. Eccellente. Lo scopro perchè mi hanno invitata a unirmi al gruppo Facebook fondato per la sua liberazione. Essendo dei geni hanno messo una bella foto di lui con barbona e copricapo da estremista. Fantastico. Lo libereranno di sicuro così.

Voci di corridoio dicono che l’abbiano incarcerato per far dispetto alla madre che aveva manifestato contro quello che loro definiscono il “colpo di stato militare”.

Ora… io ho aderito al gruppo più che altro per seguire gli sviluppi della vicenda, perchè questo ragazzo lo conosco e mi dispiace dal punto di vista umano, ché le carceri egiziane non devono essere il massimo della vita, ma non sono assolutamente d’accordo.

Ciò che i militari hanno fatto in Egitto è stato cercare di salvare il paese usando l’unico metodo utile contro i Fratelli Musulmani: la forza. E il fatto che tanta gente sostenga i Fratelli Musulmani, che sono dei terroristi, è decisamente inquietante per me.

Questo ragazzo rappresenta per me uno degli esempi tipici dell’evoluzione dell’uomo egiziano. Da ragazzino è tutto: sesso occasionale con turiste occasionali, hashish e bagordi, poi un bel giorno si sveglia e diventa un integralista di quelli che solo in Arabia Saudita.

Ciò che mi irrita particolarmente è che ci sia di mezzo nuovamente la madre, che io non ho mai potuto vedere. Una che ti regala un velo, anche se non sei musulmana. Forse proprio perchè non sei musulmana. Peccato che lei il velo lo porti lasciando scoperto un grosso ciuffo mechato sulla fronte. Che per una come me: “Tutto o nulla”, o ti copri i capelli o non te li copri. Punto. Coprirne 3/4 che cosa mi rappresenta? Labbra super truccate, con matita da un centimetro e rossetto fucsia, con bocca e denti di una che non se lo può proprio permettere. Incasinamento totale delle finanze della famiglia che ha portato i figli a cercare fortuna all’estero come meglio potevano. Magari lo avrebbero fatto comunque ma le mani bucate di questa donna volgare e arrogante non hanno di certo aiutato.

Ricordo ancora una volta in cui Omar aveva 40 di febbre. Mi sono presa cura di lui svegliandolo ogni 4 ore per dargli la tachipirina. Nel frattempo ero a casa loro da sola, con lui a letto. Non sapendo che cosa fare mi sono avventurata in cucina dove ho lavato i piatti, cercando di trattenere i conati di vomito per la sporcizia che regnava sovrana in ogni dove. Alle due di notte lei non era ancora rientrata. Chissà dov’era. Bah.

Fortunatamente al pc ho anche trovato qualcosa di meraviglioso. Questo articolo che mi ha segnalato un amico, un amico a cui vorrei dire: “Ci vediamo stasera, andiamo a sentire un concerto?” ma le distanze non lo permettono. http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/11/07/se-il-buongiorno-si-vede-dal-gramellini/

Vado a dormire ché domattina bollo alle 7. Le segretarie di lingue a quell’ora staranno ancora dormendo.

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