Happiness is overrated

Questa sera guidando sotto la pioggia sono passata in una piazza di Torino dove sono stata felice alcune volte. Molto felice. La pioggia batteva forte sul vetro. Penso sempre che sia meglio arrivare da qualche parte mentre piove che non andarsene quando piove. Perchè la pioggia che accompagna un rientro solitario aggiunge sempre una certa dose di tristezza al tutto.

Ultimamente mi sono trovata a riflettere sui momenti in cui sono stata felice. E molti di questi erano sì legati a un godersi il momento presente, ma almeno altrettanti erano collegati all’attesa di vivere quel momento. Ad esempio quando guidi per raggiungere una persona che ti piace da impazzire e tutto il tragitto è tachicardia e sorrisi al vuoto. Quell’attesa, quel pizzico di incertezza, quel prepararsi alla gioia essendo già gioia.

Il fatto è che purtroppo, come tutti sappiamo, non tutte le storie hanno un lieto fine. E sostanzialmente il dolore che si prova quando la felicità si spegne è proporzionale alla stessa. Più eri al settimo cielo prima, più ti senti sotto uno o più treni dopo. Lo scrisse Gibran molto meglio di me:

La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera. Tanto più in fondo vi scava il dolore tanta più gioia voi potrete contenere. Il legno del liuto che accarezza il vostro spirito non è forse scavato col coltello? Quando siete contenti guardate in fondo al cuore e troverete che soltanto ciò che vi ha dato dolore vi dona la gioia. Alcuni dicono: “la gioia è più grande del dolore”, e altri: “il dolore è più grande”, in realtà sono inseparabili. Essi giungono insieme e quando una siede con voi alla vostra mensa, l’altro è disteso sopra il vostro letto. Voi siete come bilance sospese tra il dolore e la gioia.

Per me la felicità è come una droga. Alla fine l’idea del momento di down, che ormai hai la certezza arriverà, fa sì che uno smetta a un certo punto di voler essere felice. Perchè il prezzo da pagare è troppo alto. Sofferenza, canzoni che ti vieti di ascoltare, luoghi in cui passare è doloroso, malinconia.

Forse molti smettono di drogarsi proprio per il terrore del down, perchè lo sanno come si sta “dopo”. E l’euforia diventa improvvisamente qualcosa di troppo pericoloso per il proprio spirito. Meglio ripiegare verso una equilibrata serenità. Essere sereni. Nè felici, nè tristi, sereni, non più in bilico.

Io ho deciso di cercare la serenità piuttosto che la felicità. La felicità è decisamente sopravvalutata. Mi permetto solo più di provare felicità quando questa proviene dall’amicizia, perchè è l’unico caso in cui poi, una volta passata l’euforia, non subentra il dolore.

Sarà questo quello che intendono per cinismo, almeno parzialmente?

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