L’Affaire Barillà.

È successo due giorni fa ma sembra un mese dal martellamento mediatico (e di palle, si può scrivere?) che si è fatto sulla questione.

Il povero Guido Barilla ha fatto uno scivolone in un’intervista radiofonica. Ok. Qui, e su altri milioni di siti, il testo dell’intervista:http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/lazanzara/2013-09-26/guido-barilla-spot-famiglia-122352.php.

Da questa dichiarazione si è scatenato un autentico putiferio per cui boicottiamo la Barilla, difendiamo i gay, ecc. ecc.

Tedio.

Onestamente non capisco tutto il rilievo che è stato dato alla questione, poi mi ricordo che siamo in Italia e che quindi abbiamo questo costume tutto particolare del prendercela per le stupidaggini e dimenticarci di questioni ben più gravi e urgenti di cui dovremmo invece occuparci. Quindi alè, tutti a condividere immagini di penna che limona con penna e farfalla con farfalla (il tutto in semola di grano duro), anziché cercarci magari un lavoro all’estero, magari, proprio per dirne una ecco… L’istinto gregario visto da fuori è sempre grottesco.

Secondo la sottoscritta, che darà l’ennesimo parere non richiesto sulla questione ma, se permettete, sono giorni che mi appaiono davanti agli occhi le opinioni di chiunque e ne ho un po’ le scatole piene, è assolutamente legittimo che un imprenditore, in modo educato, esprima la propria politica aziendale. Che è una questione di marketing, non di etica.

Se il povero Guido avesse detto: “usiamo la famiglia tradizionale nei nostri spot perché l’Italia è un paese bigotto in fondo, quindi scegliendo questo tipo di immagine colpiamo un target più ampio”, sarebbe stato probabilmente l’eroe nazionale. Ha fatto invece una scelta di frasi un po’ infelice, ma sempre molto educata, e adesso sarà crocifisso dai suoi stakeholder.

Che le parole siano importanti non si sottolinea mai abbastanza.

Non so a voi ma a me fa persino un po’ pena. In un momento come questo inimicarsi grossa parte del mercato non è esattamente una scelta scaltra. Poi ci chiediamo perché le nostre aziende le comprino gli stranieri…

Poi chiunque è libero di boicottare la Barilla per aiutare la comunità gay (mi sembrate quelli che condividono sulla bacheca di facebook le foto dei bambini del Biafra come se questo li sfamasse, vabbè). Ci sono persone che invece la Barilla la boicottano da anni per il sostegno dato al Pdl, per esempio, che mi sembra un attimo più sensato.

In un paese moralmente arretrato quale l’Italia penso che la comunità GLBT (che ha tutto il mio sostegno, sia chiaro) abbia questioni più importanti per le quali battersi rispetto alla scelta della pasta. Riporto di seguito il commento di un omosessuale sulla questione:

“Posso dire la verità, da omosessuale, quindi perfino di parte? Sto leggendo l’articolo, e per lo meno da cosa è stato riportato dalle dichiarazioni di Guido Barilla, sempre che siano state solo quelle…mi sembra un po’ esagerata la reazione della comunità LGBT, poi se vogliono attaccarsi a qualsiasi stronzata per passare da vittime per carità, facciano pure, a me la pasta tocca ben poco”.

Mi pare che gli eterosessuali siano quelli più accaniti nel prendersela con la Barilla. Anche qui ho l’impressione che partiamo in quarta a combattere le guerre altrui, specialmente quelle inesistenti, anziché occuparci delle nostre. Meno c’è concretezza più investiamo energia in una questione.

Se non bastasse, il fatto che ne abbia parlato Gramellini dovrebbe essere abbastanza per portare a desistere da qualunque commento sulla questione.

Bene, ora ho perso del tempo anch’io come le altre pecore a blaterare di aria fritta anziché cercarmi un lavoro all’estero.

Concludo questo post con la cosa più bella che abbia letto riguardo a tutta questa questione insulsa. Fare questa citazione è in realtà l’unico motivo per cui ho scritto quanto sopra. La fonte è Twitter:

“Io boicotto la Axe, che son 10 anni che mi spruzzo il deodorante “africa” e ancora non ho scopato in ascensore.” Dirty PuffoBurlesque ‏@Dirtyilpeggio

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