Flusso di coscienza mal scritto.

Sono giornate strane. Ho iniziato a scrivere 3 post, ognuno di argomento diverso… non ne ho finito uno. Questo è il quarto. Sono giornate confuse. I pensieri sono confusi. Io sono confusa.

E mi succedono cose strane, ma strane sul serio… voglio dire, il tabaccaio che mentre ti parla insieme prende in mano un taglierino e lo usa per grattarsi il collo secondo voi è normale?

Perchè per me no.

Stamattina ho perso la calma. Io che generalmente sono molto zen. Stamattina ho proprio perso la calma (leggi ex datori di lavoro che non ti danno ciò che ti spetta e pensano pure di prenderti in giro).

Sconsiglio di essere nei paraggi quando io perdo la calma.

E poi mi sono resa conto che non basta buttare fuori il veleno che hai dentro per sentirti meglio, bisogna che le situazioni arrivino a una soluzione (qui leggi: fatemi questo benedetto bonifico). Altrimenti avere la desiderata serenità è difficile. Però si va avanti e si guarda al bello, che altro si deve fare?

Ieri mi è stato detto: “Sali in macchina”. “Dove andiamo?” “Adesso vedi”. Poco più tardi ho visto un parco. Proprio ciò che desideravo vedere. Perchè a volte gli amici ti coccolano, e tu ci hai messo 30 anni a capire che puoi lasciarglielo fare. E che ringraziare è abbastanza. Così ti siedi su una panchina e chiacchieri, lontano dal caos, vicino al benessere.

Torni in palestra e trovi l’affetto di tanti, compreso l’istruttore alto 2 metri che ti vuole baciare per salutarti e cercando di raggiungere la sua guancia ti rendi conto che certe persone sono davvero troppo alte e ti fanno sentire Puffetta, ma vestita di rosso.

E poi sei confusa e non riesci a comprare del miele. Vai in 3 posti diversi ma non trovi ciò che ti soddisfa. E resti senza miele, ma con la tua confusione, quella non se ne va. E continuano a succederti cose strane, tipo il baccaglio al supermercato, che ti mancava, che avevi visto solo nei film. E pensi proprio che siamo alla frutta. O che Silvia ha ragione e quel vestito rosso ti sta proprio bene. Ma anche se fosse così siamo comunque alla frutta.

Infine sei lì che cucini verdure in svariati modi e arrivano tuo fratello e l’amica spagnola, ed è un fiume di parole, foto, racconti… e sì, rimpiangi la tua solitudine, tu e Thom Yorke che cucinate in santa pace, magari con addosso solo un asciugamano e i capelli bagnati… Perchè dopo dieci anni di appartamenti condivisi sì, sei satura, e sei giunta alla conclusione che uno o vive da solo o vive con qualcuno che ama alla follia. E stop. E non vedi l’ora che sia venerdì mattina, quando ci sarà di nuovo la quiete e gli ospiti solo se desiderati.

Poi (no, non era la fine), decidi di sistemare l’armadio. Il fatto è che hai poco spazio e troppa roba, e comunque niente da metterti, come ogni donna che si rispetti. Fai un lavoro parziale poi ti metti a scrivere qui, perchè oggi sei inconcludente, e non ti piace nemmeno un po’ essere inconcludente. E volevi andare a letto presto ma tu e l’andare a letto presto siete un ossimoro.

E continui a pensare a Palahniuk, e a quanto fosse visionario quando scrisse Fight Club ed espresse il concetto per cui tu non sei il tuo lavoro.

Quando mi chiedevano che cosa facessi nella vita, solitamente la prima domanda che una nuova conoscenza ti fa, io potevo fare la figa e raccontare del mio lavoro, che mi assorbiva talmente da aver poco tempo per fare nuove conoscenze. E mentre ne parlavo mi rendevo conto che se avessi perso il lavoro avrei perso anche un po’ me stessa. E così è stato, salvo rendersi conto che l’identificazione, con qualsiasi cosa, non è sana.

Noi siamo persone. Non il nostro lavoro, non il nostro partner, non i nostri hobby, non la nostra famiglia, non i nostri vestiti, non i nostri amici. Siamo tutto questo e molte altre cose. Ma scordiamo troppo spesso la nostra ricchezza interiore. O di essere grati per quello che abbiamo anzichè lamentarci per ciò che, momentaneamente, ci manca.

E forse siamo anche un po’ vintage quando chiediamo “che lavoro fai?”. Visto il momento storico probabilmente sarebbe più appropriato chiedere “ce l’hai un lavoro?”. Senza contare che ci sono domande più interessanti da fare a una persona tipo il libro che le ha cambiato la vita, il suo film preferito, come le piace trascorrere il proprio tempo libero, che viaggio le piacerebbe fare, che cosa la appassiona, se sa montare una mensola…

Ma le domande interessanti le fanno le persone interessanti. Per questo a volte realizzi di capire molto di più di una persona dalle sue domande che non dalle sue risposte.

Soundtrack (facciamoci del male) David Gray This year’s love http://www.youtube.com/watch?v=3xqlWbeKcb8 e Asaf Avidan Your Anchor http://www.youtube.com/watch?v=CcKE4dI8Hs0

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