In partenza per un lungo weekend

Questo sarà un post senza capo nè coda. Lo premetto, per chi pensasse di leggere qualcosa di leggibile: non sarà così.

Ho sonno. E ho anche l’ansia perchè domani sera dovrò condividere un letto. Ma a voi non viene l’ansia quando dovete condividere un letto? Dormire con una persona? Magari no, a me sì. Ma io sono strana. Non è una fisima che ho sempre avuto, è negli ultimi due anni che la sindrome si manifesta. Mah. La misantropia ha molte forme.

Dopo una settimana di antibiotici mi rendo conto di avere dei postumi. Forse gli antibiotici agiscono anche sul cervello. Negli ultimi giorni penso che mi piace Bruno Mars, come uomo proprio… poi lo guardo e mi sembra un po’ effemminato, mi ricorda Michael Jackson, e allora non capisco bene che cosa mi stia passando per la testa. Saranno quindi gli antibiotici. O forse sto impazzendo definitivamente.

In buona sostanza, io domani parto. Dopo una settimana di antibiotici farò 5 ore di treno, sciarpa egiziana al collo, per non rischiare la ricaduta. Potevo non partire, rimandare. Però onestamente mi sono rotta le scatole di rimandare. Non piace a nessuno pensarlo ma essere ancora vivi domani non è scontato. Io pensavo di essere eterna. Poi ho perso degli amici coetanei e allora ho capito che non sono eterna, anche se sono giovane e mia nonna mi dice sempre “Tu, che hai le gambe buone…”.

Il viaggio ha più tappe. Rivedrò Firenze. Sono stata una sola volta a Firenze. Quando c’era il concerto dei Radiohead, lo scorso anno. Il concerto era domenica 23 settembre. Avevo avvisato con un paio di mesi di anticipo a lavoro che non ci sarei stata sabato 22 in ufficio (mi ero fatta tutti i sabati da maggio a settembre, straordinari, non pagati, perchè la mia ex collega non li voleva fare i sabati). Il programma era: partenza venerdì sera, visita Firenze sabato e domenica mattina, domenica pomeriggio e sera i divini Radiohead. Se sopravvivo all’emozione ritorno a Torino.

I miei simpatici capi, meglio conosciuti come i filibustieri, decisero di mettere riunione TUTTO il giorno sabato 22. Per me dire: “non ci sono”, non era un’opzione. Avevo troppa paura di perdere il lavoro. Questo tipo di pensiero rientra nella fase “quando ero idiota”. Quella è una fase lunga della mia vita.

Quando lo seppi, chiesi alla mia ex collega se dovevamo portare anche del burro, dopodichè mi ubriacai e finii nella rete di uno sfigato viscido. Well done. Alla fine arrivai a Firenze sabato sera, la vidi in mezza giornata e poi andai al concerto. Forse la cosa più bella in assoluto della mia vita.

Però mi è rimasta questa sensazione dell’aver visto Firenze di corsa che non mi è piaciuta e ora ho l’occasione di rimediare.

Ci vado con un ragazzo. C’è del tenero? Non credo. Però è una persona piacevole e farci un weekend insieme non mi dispiace. Questo mi ha portato a riflettere su quanti weekend “di coppia” o “romantici” ho fatto nella mia vita. La risposta è: nessuno.

Chi non mi conosce è autorizzato a pensare che io sia un cesso allucinante. O una persona insopportabile.

Mi ha intristito un po’ questo pensiero. Mi sono sentita un po’ patetica. Trent’anni che sei su questa terra e non hai mai fatto un weekend in coppia????? eh, no.

In realtà, feci un weekend con il mio ex, con cui sono stata 2 anni scarsi. Andammo nella casa dei miei in montagna. Come alcuni sanno io odio la montagna. D’estate poi non ne parliamo. Però era casa dei miei, ed era a un’ora di macchina circa, quindi si spendeva poco. Spendere poco e dividere alla romana era fondamentale per il mio ex. Così come stare in mezzo al casino, perchè lui adorava il “gente, situazioni”. Per cui niente weekend da soli. C’era sempre qualche festa più importante del “noi”. Non che io disdegni le feste ma credo ci debba essere un po’ più di equilibrio. Che poi io non l’ho mai capito che cosa voglia dire “gente, situazioni”. “Che cosa hai fatto ieri sera?” “mah, niente… gente, situazioni”. Quanto mi irrita la gente che apre la bocca per non dire niente. Che gente? Che situazioni? Che caspita vai blaterando?

No, non era la persona per me. Ci ho messo 2 anni a capirlo. Tutto questo rientra sempre nella fase “quando ero idiota”. Magari un giorno lo si scriverò il post “quando ero idiota”.

Ah sì, poi feci un weekend con un ragazzo che voleva disperatamente una fidanzata, ma io mi ero lasciata da un mese e mezzo con l’ex di cui sopra e non volevo proprio essere la fidanzata di nessuno, e l’avevo anche ribadito più volte ma lui non capiva. Volevo godermi quella fantastica sensazione di alzarsi al sabato mattina e avere come unico programma il depilarsi in santa pace. Questo ragazzo era educato e gentile e aveva uno smartbox in scadenza. Con la scusa della scadenza, e con il non volerlo offendere accettai una cosa che proprio non volevo fare (sempre fase: quando ero idiota). Si partì il venerdì sera. La prima sera per reggere mi ubriacai. Non potevo fare altro che cercare l’incoscienza. Il giorno seguente mettevo molto spazio tra di noi. E messaggiavo disperata col mio amico Giovanni. Alla sera inscenai disturbi vari per non avere nessun tipo di contatto fisico. Il giorno dopo, al ritorno, sapevo che avrei dovuto chiudere, ma aspettavo che fossimo vicini a Torino, per non fare 4 ore di viaggio imbarazzanti. Lui però iniziò il “discorso” ovvero: “che cosa ti succede?”, 30 minuti dopo la partenza. Un genio. C’era Kid A dei Radiohead nel lettore cd. Io non posso discutere sopra determinate canzoni dei Radiohead, così mandai avanti le tracce fino a trovarne una che non richiedesse il mio ascolto devoto e gli spiegai che non era cosa. Il resto: 3 ore imbarazzanti.

Questo dà ragione a un mio amico con cui mi confrontavo ieri sera, sentendomi un po’ sfigata per questa mancanza di weekend “di coppia”. Lui, che è un saggio, mi ha detto: “sai quante cose sembrano banali ma nessuno le ha mai fatte? Non è importante il farle, bensì, quando le fai, farle con la persona giusta”.

Effettivamente non gli si può dare torto. Quindi speriamo in bene. Io non sono ottimista, si sa. Potenzialmente potrei trascorrere 3 giorni con una persona che non sopporto. Chi lo sa. Non siamo mai stati insieme più di 3 ore, quindi nessuno lo sa.

Che poi se ci pensate bene, se non state con la persona giusta è difficile fare un weekend da qualche parte. Gli amici o lavorano, o non hanno soldi, o vanno via con i fidanzati. Non è semplice, insomma, anche se sembra una cosa banale. O almeno non è semplice per me.

Dopo Firenze andrò a Bologna. Già che sono da quelle parti ho pensato che farò un revival degli anni della mia triennale. Ho tanta nostalgia di quando ero a Bologna. Anche allora ero idiota e dicevo “sì” quando intendevo “no”. E sceglievo il meglio per gli altri anzichè il meglio per me. E lasciavo che chiunque mi ferisse, con qualunque stupidaggine. Però ridevo di più, non fumavo e soprattutto vivevo di più. Avevo dentro di me quella sensazione di “tutto è ancora possibile, tutto è ancora da scegliere, puoi fare qualunque cosa…”, che mi manca molto.

Credo che gli anni migliori della mia vita siano stati tra i 18 e i 21 anni e ne ho moltissima nostalgia. E gran parte di quel tempo l’ho trascorso a Bologna, tra la facoltà di Lingue in via Cartolerie, le pause pranzo in piazza sette chiese, lo shopping in centro, le lezioni di letteratura italiana alle 8 del mattino nel cinema vicino ai giardini Margherita, la casa in via de’ Mattuiani, dietro piazza dei Tribunali, la Feltrinelli sotto le Torri, lo sguardo del Nettuno, la neve nel cortile della facoltà dopo la lezione di arabo, le feste in casa con Mauro e Paolo e quantità d’alcol inquantificabili, la palestra Fitlife in via Santa Isaia, la piscina Sogese, i weekend estivi a Cesena, con tua madre che ti chiama per chiedere se stai studiando e tu stai giocando a beach volley davanti al mare.

A Bologna mi innamorai. Tantissimo. E mi spezzarono il cuore. Su una panchina dei giardini Margherita. Lì capii che ogni panchina ha la sua storia, che significa qualcosa per qualcuno, non è un semplice arredo urbano.

Sulla panchina davanti alla Feltrinelli sotto le Torri il mio amico Andrea mi rassicurò quando c’era uno che aveva perso la testa per me e mi pedinava e io mi ero appena spaventata a morte trovandomelo sotto casa dopo un pomeriggio in aula studio.

In strada Maggiore uno accostò un giorno e mi fermò per dirmi che ero la sua donna ideale. Mai una mezza misura a questo mondo. E sì, ero molto più bella quando stavo a Bologna.

Molte volte vorrei poter tornare indietro, o almeno fermarmi lì. Però non si può e non è nemmeno utile pensarci. E’ più utile pensare che forse verranno anni altrettanto belli in futuro, se ricomincio a ridere e a vivere un po’ di più. Oltre a smettere di fumare.

Quindi parto per questo weekend lungo e potenzialmente devastante sotto ogni punto di vista. Ma che potrebbe anche essere divertente, perchè no. Sicuramente a Bologna mi aspetta una persona molto importante della mia vita, Gaby, mia ex coinquilina a Torino, una delle persone migliori che io conosca. Almeno con lei vado sul sicuro e anche se avrò le coeur lourd a ripercorrere quelle strade, avrò l’abbraccio di un’amica assicurato.

Insomma, voleva essere un post sconclusionato che facesse ridere ma non fa mica poi tanto ridere temo.

Che dire, a volte tocca essere un po’ sentimentali.

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