Un ragazzo semplice.

A volte, quando sei single, le amiche si sentono in dovere di presentarti qualcuno.

Partiamo dal presupposto che tu sei single perchè da sola stai bene e piuttosto che frequentare il primo pirla di passaggio ti godi quella fantastica libertà data dell’essere padrona assoluta del tuo tempo. Questo è un presupposto necessario perchè ci sono persone che non capiscono e pensano: “poverina è da sola”.

Per quanto mi riguarda ho avuto relazioni in cui mi sentivo molto più sola che non quando lo ero/sono effettivamente.

Quindi tu sei single, stai bene, non ti manca un uomo. Poi se incontri un Uomo puoi anche pensarci, per carità, ma deve essere Uomo. Con la U maiuscola. Ovvero rispettare dei requisiti base, perchè per l’avventura di una notte si può essere meno selettive del solito, ma per uscire con qualcuno regolarmente ci sono dei requisiti rispetto ai quali la sottoscritta non è disposta a ritrattare.

Ma veniamo al dunque. L’amica dice: ti presento Tizio, che l’altra sera ti ha vista e mi ha chiesto di te perchè gli sei piaciuta. Va bene. Tizio ha un bel paio di spalle, che è uno dei requisiti. Poi aggiunge: sappi però che Tizio è un ragazzo timido e semplice per cui mi ha chiesto se possiamo organizzare un’uscita a 4.

Tizio ha 31 anni. Mi aspetterei che uno a 31 anni chieda il mio numero e mi proponga un’uscita, non che cerchi supporters generando peraltro una sensazione di disagio di base, perchè tanto si sa che saremo tutti lì per far conoscere lui e me. Va beh.

Lei ha un atteggiamento molto cauto, dice e non dice. So che quando fa così non mi sta dicendo proprio tutto ma non ci penso troppo e accetto per quest’uscita a 4. Male che vada va male. Ho capito che Tizio è un bravo ragazzo, sensibile, timido, semplice, ha i complessi di inferiorità… ma non intendo presentarmi alla serata con in mano frusta e manette a prescindere, o con la tesi di laurea in mano per discuterne con lui. Perchè Tizio ha i complessi perchè non ha studiato.

Ora, per me non vuol dire nulla. C’è gente laureata che è comunque ignorante e idiota e gente che non ha studiato ma che ha molti interessi e che è più colta di altri col pezzo di carta e le nozioni infilate in testa a forza.

Ripensandoci avrei dovuto fare più domande preliminari, ma col fatto che tra un paio di mesi me ne vado non mi sono fasciata troppo la testa.

Usciamo. Si chiacchiera. Tizio parla. Usa una serie di espressioni che mi fanno un po’ inarcare il sopracciglio destro. Quei modi di dire che pensi: “ma se questo lo presento ai miei amici che figura ci faccio?”. Niente di trascendentale ma quelle sottigliezze tipo l’esclamazione “Madò” con “o” finale chiusissima e tendente alla “u” che il tuo cervello fa fatica a non catalogare come imbarazzante.

Amica e compagno ci lasciano da soli. Continuiamo a chiacchierare. Facciamo due passi. Finiamo per parlare di come fare la pizza in casa, perchè sennò parlo solo io di cose mie e mi sembra di monopolizzare la conversazione. Peraltro lui mi aveva detto poco prima di credere agli ufo, molto serio, e io confesso di non essermi mai posta il problema, cioè che ci siano o non ci siano non mi cambia la vita. La cosa mi ha messo un po’ a disagio. Più che altro per la serietà dell’affermazione. Ché se gli davo torto o esprimevo scetticismo mi sarei sentita come una che dice a un bambino che Babbo Natale non esiste.

Al momento di salutarci mi dice che lui è timido, però magari pensa di piacermi e io piaccio a lui e allora magari ci possiamo vedere. Erano le 2 di notte, avevo dormito 4 ore, stavo malissimo causa bronchite in arrivo ed ero ancora stordita dalla storia degli ufo… così gli ho detto di sì. Perchè in fondo mi faceva tenerezza e pensavo: io uno così lo distruggo senza impegnarmi. E io non sono una che fa a pezzi il cuore altrui, semmai il contrario, ecco. Diamogli una possibilità.

Tornando a casa ho realizzato di non essere una onlus e di aver fatto un’enorme cazzata. Se uno non ti piace non ti piace, non è che essere bravi ragazzi vada a compensare il resto.

Mi ha poi mandato una serie di sms di una banalità atroce. Mia zia ha più inventiva quando mi manda un messaggio. Fortunatamente l’alibi antibiotico per ora mi ha salvata.

Ieri sera messaggio: “Ciao, come và?”. Sì, “và” con l’accento sulla a. Che non ci vuole, per chi non lo sapesse. E dal momento che non è francese non è un particolare trascurabile. La mia anima grammaticale e quella ortografica hanno sofferto molto. Io non posso frequentare uno che commette errori così. Datemi della snob, datemi della figa di legno, tiratemi delle pietre ma non ce la faccio.

Sto prendendo gli antibiotici. “Ah allora prendi i fermenti lattici mi raccomando che quella roba devasta lo stomaco”. Non ho risposto. Non volevo essere scortese e in quel momento lo sarei stata. Ancora una volta ho avuto la conferma che quando non si sa che cosa dire è meglio non dire nulla.

La mia amica: “eh ma è un perito meccanico, mica si può pretendere”. Io pretendo invece.

Ho finalmente capito che cosa intendeva lei con quel “semplice” pronunciato in maniera sibillina. Perchè io riguardo al prossimo sono ottimista, ma sbaglio. Pensavo fosse un semplice in senso positivo: uno che apprezza le piccole cose, che non ha troppi grilli per la testa, che non è il solito stronzo con le paranoie casuali che lo rendono un impotente sentimentale. Invece era la perfetta rappresentazione del Simple man inglese: sempliciotto, ingenuo, bonaccione. Io l’avevo preso più come easy quindi: uno calmo, sereno, con cui è facile andare d’accordo.

Eh, no.

Ora resta da capire come dirglielo a Tizio che ho cambiato idea. Via sms? “Guarda ho cambiato idea sull’uscire di nuovo perchè ho trovato lavoro altrove e vado via”. Via telefono o di persona esprimendo lo stesso concetto?

Si accettano suggerimenti per renderla il meno patetica e/o crudele possibile.

Che fatica.

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2 Responses to Un ragazzo semplice.

  1. Ale says:

    Sms.
    Semplice ed immediato. Ha 31 anni. Non 10. Se ne farà una ragione.
    La fuori ci sono 7 miliardi di persone, se ti fai delle remore su 1 (UNA) è meglio che smetti di incontrare uomini.
    Detto con schiettezza da un uomo.

  2. Ale says:

    Ah, un’altra cosa.
    Come premessa occorre dire che, per definizione, è la donna che decide. E questo lui (e chiunque altro uomo “timido”) lo sa.
    Il fatto che “utilizza” un’amica per arrivare a te è il classico metodo vecchio come il mondo per avere la pappa pronta.
    Chiederti il numero o chiederti direttamente di uscire potrebbe farlo passare ai tuoi occhi come un vecchio porco bavoso (volgarmente detto morto di f..a): quindi in generale (e lo vedo spessissimo) l’uomo preferisce NON farsi avanti per paura di avere il 2 di picche subito spiaccicato in faccia.
    Ovviamente parlo dei “timidi” (nella piu’ ampia accezione del termine).

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