Alaa el-Aswany : «L’armée égyptienne n’avait pas le choix»

Interessante intervista ad Alaa el-Aswani. Mia traduzione dal francese in commento in fondo al post.

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One Response to Alaa el-Aswany : «L’armée égyptienne n’avait pas le choix»

  1. 2emebureau says:

    Alaa Al-Aswani: “L’esercito egiziano non ha avuto scelta”
    Pubblicato su Le Figaro il 21 agosto 2013
    INTERVISTA – In un’intervista con Gilbert Sinoué, scrittore francese nato al Cairo, l’autore di Palazzo Yacoubian analizza la situazione di Egitto, in preda a uno scontro tra l’esercito e i Fratelli Musulmani.
    Gilbert Sinoué. – La prima domanda che mi viene in mente è quella che sta al centro di tutti i dibattiti nel mondo occidentale e nei media: perché vi rifiutate di definire quello che è successo il 30 giugno come un colpo di stato?
    Alaa El-ASWANI. – Posso capire che questo appaia agli occhi dell’Occidente come un colpo di Stato, dal momento che i media non conoscono molti dettagli e che vedono solo la punta dell’iceberg. Bisogna considerare che è Morsi stesso che, annullando il sistema democratico nel mese di novembre 2012, è responsabile di un colpo di stato. Ha fatto quella che lui ha definito una “dichiarazione costituzionale”, in cui ha assunto i pieni poteri, diventando così un secondo Mubarak. Una dichiarazione simile fu fatta il 5 aprile 1992 dal presidente del Perù, Alberto Fujimori. All’epoca, gli americani definirono l’azione di Fujimori come un “colpo di stato presidenziale”. Annullarono tutti gli aiuti al Perù, imitati da Germania e Spagna. Che cosa distingue oggi l’atteggiamento di Fujimori da quello di Morsi?

    Ma resta il fatto che molte voci si sono levate in Occidente affermando che il governo dei Fratelli Musulmani sarebbe dovuto arrivare a fine mandato. Fino a un cambio di maggioranza, se necessario, alle prossime elezioni.

    Come si può chiedere a un paese di mantenere al potere un governo che si è messo fuori legge? Ricordiamo che la Costituzione elaborata da Morsi e dai Fratelli Musulmani è stata annullata dalla Corte Suprema, la quale ha stabilito che la commissione incaricata della sua stesura era illegittima. Bisogna anche tener conto di un fattore molto importante: in Francia, avete un’Assemblea nazionale, dei deputati. Se il popolo manifesta la propria disapprovazione per la politica del governo, il Parlamento ha il potere di censurare il governo. Avete anche la possibilità di sciogliere l’Assemblea e indire elezioni anticipate. Azione impossibile in Egitto, dato che non abbiamo né un Parlamento né dei deputati. In questo caso, l’autorità appartiene di diritto al popolo.

    Sì, ma perché l’esercito si è fatto coinvolgere da questo movimento? Avrebbe potuto adottare una posizione neutrale, invece di sostenere i manifestanti.

    Perché non aveva scelta. Eravamo sull’orlo di una guerra civile. Il generale al-Sisi si è trovato obbligato a proteggere i milioni di persone che manifestavano.

    C’è stata comunque una vera carneficina. Si sta cercando di annientare un partito politico, utilizzando la massima violenza.

    La fermo subito. E questo è l’errore grossolano commesso da media e ambasciate: non siamo di fronte a un partito politico tradizionale. Bensì di fronte a un movimento terroristico finanziato da potenze straniere; il Qatar tra le altre. Suggerisco ai lettori e a coloro che ci criticano di dare un’occhiata al rapporto del 2 agosto 2012 elaborato da Amnesty International (che è ben lontana dall’essere sospettata di collusione con l’esercito egiziano). In questo rapporto, consultabile sul suo sito web, Amnesty dice chiaramente che i Fratelli Musulmani sono colpevoli di aver rapito e torturato molte persone, ben prima della decisione di evacuare il sit-in.

    Che io sappia, prima di questa escalation di violenza, i Fratelli musulmani protestavano pacificamente …

    Ancora un errore dei commentatori. Avevano già bruciato delle chiese, i cecchini sparavano dai minareti, dei copti sono stati uccisi. Il 24 giugno, quattro persone sono state linciate dalla folla in Alto Egitto, solamente in quanto sciiti in un paese a maggioranza sunnita. Il Sinai è diventato una zona al di fuori della legge. Quale paese “democratici” avrebbe tollerato azioni di questo genere?

    Se ho capito bene, il partito dei Fratelli Musulmani dovrebbe essere considerato fuori legge.

    Precisiamo che questo partito è sempre stato bandito in Egitto. Quello che oggi si presente sotto il nome di Libertà e Giustizia è un avatar. Chiedendo la sua dissoluzione, non si farebbe nulla di più che confermare ciò che già esiste. Lei è uno scrittore come me, per cui mi permetterei di risponderle con una metafora. Se il partito socialista francese improvvisamente decidesse di mandare i suoi membri armati in tutta la Francia, se li autorizzasse ad attaccare dei luoghi di culto, a sparare a uomini e donne con il pretesto che non sono dei buoni cristiani, possiamo immaginare che questo partito sarebbe bandito dalla sfera politica?

    Qual è il futuro attende l’Egitto? Una guerra civile? Il famoso scenario algerino è prevedibile?

    La guerra civile è proprio ciò verso cui i Fratelli Musulmani vogliono trascinare il Paese. Incoraggiano gli attacchi contro i cristiani per far precipitare il paese in un conflitto interreligioso. Desidero anche rendere merito al coraggio e allo spirito civico della comunità copta, che si rifiuta di farsi intrappolare in simili meccanismi. Io non credo in uno scenario all’algerina, perché qui la stragrande maggioranza del popolo sostiene le forze dell’ordine e l’esercito. Non è un conflitto tra laici e militari, ma tra la maggioranza degli egiziani e i Fratelli Musulmani. Chi non capisce questo non può capire che cosa sta succedendo in questo paese.

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