Egitto. Se morire fa audience.

Oggi hanno arrestato il capo dei Fratelli Musulmani. La domanda è: che cosa ne sappiamo noi dei Fratelli Musulmani? Che cosa ci raccontano i media? Ci raccontano poco e male, questo è il fatto. Per cui la gente si chiede (almeno quella che ci pensa un attimo): “ma come è possibile che gli egiziani dopo aver fatto la rivoluzione e le elezioni democratiche cerchino l’appoggio di quello stesso esercito che volevano allontanare dal potere, rovesciando chi ha preso il potere proprio da quelle elezioni democratiche che tanto volevano?”

Eh, è possibilissimo.

Chiariamo alcune cose. Un egiziano su 4 è analfabeta (senza contare che ha uno dei redditi giornalieri più bassi al mondo, leggi: miseria). Quindi il 40% della popolazione è analfabeta e pseudo indigente. Ed è la stessa percentuale di popolazione che ha votato per Fratelli musulmani e Salafiti, ed è la stessa parte di popolazione che lo scrittore Alaa al Aswani diceva che, se si volevano fare elezioni democratiche, non bisognava far votare. Che incivile questo Alaa al Aswani, avranno pensato i più. Ma il fatto è che lui il suo paese lo conosce e sapeva che sarebbe accaduto questo e sapeva che si sarebbe arrivati al bagno di sangue di questi giorni. E infatti così è stato.

Che cosa fanno i Fratelli Musulmani? Vanno dai poveri analfabeti e indigenti e gli dicono: seguici, ti daremo un pasto gratis e otterrai il paradiso. Così hanno ottenuto i voti e così ottengono di mettere in prima fila donne e bambini nelle manifestazioni, per far pena all’Occidente, per fare in modo che li sostenga nella loro lotta al potere. Perchè l’Occidente si indigna e ignora. Perchè i Fratelli Musulmani sono bravissimi a fingersi moderati quando serve, così come definiscono le loro manifestazioni “pacifiste”… peccato però per i kalashnikov.

In un anno di governo dei Fratelli Musulmani è stata cambiata la Costituzione, la si è avvicinata alla Sharia, la legge islamica, e si è eliminato quell’importante passaggio che affermava l’uguaglianza tra uomo e donna. Senza dimenticare che Morsi ha portato il paese verso il tracollo economico, che regalava l’elettricità e il kerosene egiziano a Gaza mentre l’Egitto soffriva di frequenti e lunghi blackout che uccidevano i neonati nelle incubatrici e di code interminabili alle stazioni di rifornimento con la gente che si accoltellava per una tanica di benzina (da Salamelik http://salamelik.blogspot.com/2013/07/morsi-e-fuggi.html).

Il sogno che era la democrazia in Egitto per i laici, si è infranto al momento dell’incontro con la realtà. Perchè la realtà è che l’Egitto non è pronto per la democrazia, prima di tutto per la questione analfabetismo, mai considerata come cruciale quale essa è.

Così Al Sisi diventa l’unica soluzione possibile. Si ritorna alla cura Nasser. Perchè l’alternativa è lasciare il paese in mano a una teocrazia islamista che non ha assolutamente a cuore il futuro dell’Egitto come nazione.

E chi è realista non può far altro che ammettere che è meglio far fuori i Fratelli Musulmani con le cattive e rimettersi nelle mani dell’esercito, piuttosto che portare il paese alla distruzione.

Personalmente mi auguro che i Fratelli Musulmani non ritornino al potere e che la violenza finisca presto. E che non facciamo dell’Egitto quello che abbiamo fatto della Libia. Perchè la democrazia non è il bene assoluto, bisogna che un popolo sia pronto. Non è che se democraticamente eleggi i nazisti allora va bene, basta che non ci siano stati brogli elettorali.

Sul blog di Sherif El Sebaie, già più volte citato: salamelik.blogspot.com, trovate analisi complete ed esaustive, molto più competenti di quelle della sottoscritta, se vi interessa approfondire la questione. Consiglio inoltre come fonte il Cipmo. Trovate un editoriale del direttore, Janiki Cingoli, proprio relativo a queste vicende qui: http://www.cipmo.org/editoriale/2013/egitto-massacri.html.

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