Non è un paese per gente seria.

Io Letta non lo reggo. Tutte le volte in cui sento qualche estratto dai suoi deliri vorrei che qualche giocatore di rugby di una nazionalità a caso gli battesse fortissimo una mazza sulla testa e ci risparmiasse le sue cazzate immani. 

Tempo fa disse: “mi scuso con coloro che sono costretti a emigrare”. 

Riflettevo su questa frase, che inizialmente mi pareva significare: “mi spiace che dobbiate andare a raccogliere dei pomodori in Australia dopo anni di università, abbandonando famiglia e affetti e provando che cosa vuol dire essere un immigrato proveniente da un paese dietro cui ride tutto il mondo”. 

Ripensandoci credo che il vero significato fosse: “mi spiace che andrete all’estero perchè in questo modo realizzerete fino in fondo che banda di teste di cazzo che siamo e come nei paesi civili le cose funzionino in tutt’altro modo che in Italia, per cui diventerete anarchici e cercherete di cambiare nazionalità per non avere più nulla a che fare con noi”. 

Ritengo infatti che quelli che già qui percepiscono che questo non è un paese normale, all’estero avranno una visione ancora più chiara della differenza abissale tra l’Italia e il mondo civile. 

Riporto di seguito alcuni episodi che mi sono accaduti recentemente e che non fanno che rafforzare la mia determinazione a emigrare. 

1. Qualche giorno fa guidando tra le colline ho visto il seguente cartello: Circolo culturale La Bracioporchetta. Braciole, Porchette, Cultura. Non so a voi ma a me non torna qualcosa. Sicuramente sarà un pregiudizio mio immotivato, perchè magari lì insegnano la storia, gli usi e i costumi del maiale ampliando in maniera considerevole i vostri argomenti di conversazione alla prossima Pasquetta, ma la definizione “circolo culturale” per me stona. Mi sembra decisamente più una cosa tipo: “fondiamo questo luogo di adorazione del suino, per noi sicura fonte di lucro, e definiamolo circolo culturale così abbiamo gli sgravi fiscali”. Ah gli sgravi fiscali illegittimi! Se fossero disciplina olimpica avremmo sempre l’oro. 

Come tutti quei locali in cui devi far la tessera perchè sono circoli di qualche tipo. Tessera che ovviamente vale solo per quel posto lì. Non so voi ma io da anni ormai mi rifiuto di prestarmi a questo tipo di genialate imprenditoriali. Non parliamo poi dell’annosa questione degli scontrini. 

2. Le Onlus. Uno pensa Onlus e nella sua ingenuità pensa: Il BENE. Opere di utilità sociale. Paladini dei meno fortunati. Che gente meravigliosa. Già. Report fece qualche tempo fa una trasmissione dedicata proprio alle Onlus. L’ennesimo servizio che uno guarda e pensa: “domani scoppia un casino”. Non in Italia. In Italia domani si parlerà di chi ha vinto Sanremo, della vita sentimentale della Pellegrini, delle disavventure del povero Silvio, di quelli che vanno al mercato di Portobello Road a Notting Hill per comprare un cimelio, tipo un ciondolo d’oro a forma di culla, che ricordi la nascita del Royal Baby. Tutte cose di importanza assoluta, me ne rendo conto. 

Tempo fa entrai in contatto con una Onlus. Mi resi conto che la Onlus era il mezzo che permetteva ai gestori della stessa di sentirsi fighi, fare business, intascare discrete cifre di denaro e farsi dei viaggi gratis. 

Qualche settimana fa, una mia amica che come la maggior parte di noi sfigati ha perso il lavoro, mi disse che stava lavorando part time per una Onlus. Pagarla la pagano in nero. 

Onlus che ti pagano in nero. Vedete voi. 

3. Comprare il benessere e la serenità per pochi euri. 

Una volta c’era il commercio delle indulgenze. Oggi, che la vita terrena interessa più di quella ultraterrena, c’è il commercio della gioia. Tu stai male, sei depresso, c’hai la crisi. Siccome Freud ci ha rovinato, non pensi a darti due calci nel sedere, a fare un esame critico del tuo essere volto a individuare ciò che ti fa star male e a modificarlo. No, è colpa degli altri. Della società, dei genitori, del fruttivendolo. E se la causa del tuo malessere è fuori anche il rimedio sarà fuori. Qualcuno avrà sicuramente la capacità di farti star bene, perchè tu sei lì che ascolti Damien Rice chiuso in camera nella paranoia e stai malissimo e ti chiedi perchè la tua adolescenza non sia stata quella di Dawson’s Creek e la tua età adulta quella di Sex and the City e vuoi che qualcuno ti dica che cosa devi fare per stare bene. Lo troverai. Come insegna Walt Disney ne La Sirenetta, c’è sempre una strega del mare dietro l’angolo. Sarà il naturopata, l’iridologo, l’agopuntore, il life coach o ancora peggio: il counselor. Il counselor è l’ultima frontiera del: vieni qui che ti sistemo la vita in 5 sedute, pagabili comodamente in nero, 50 euro a botta. 

L’ho passata anch’io la fase del: sistemami tu che io non sono in grado, quindi so di che cosa parlo. Per fortuna l’ho superata. E mi vergogno profondamente di averla passata, lo ammetto. 

 

Ecco, io credo che nel momento in cui noi accettiamo di aiutare l’ennesimo circolo a evadere il fisco, di lavorare per un’organizzazione no profit in nero, di mettere soldi in tasca al primo cialtrone di passaggio lasciandolo giocare con una cosa seria come il nostro equilibrio mentale, ci meritiamo fino in fondo di sorbirci le stronzate di Letta, di essere presi per il culo da tutto il mondo, di essere senza lavoro e senza futuro perchè siamo molluschi senza spina dorsale che passano il loro tempo a criticare ciò che stanno contribuendo a creare ogni giorno. 

Sì, queste cose a me fanno incazzare. Si percepisce?

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36 Responses to Non è un paese per gente seria.

  1. Alessandra says:

    Non sono d’accordo su una cosa..le piccole aziende purtroppo in Italia sono costrette a degli escamotage per sopravvivere..non è il centro culturale della porchetta il problema, mi dispiace, ma quello è solo l’ultimo anello della catena!
    non penso proprio che il porchettaro se la stia spassando a un’isola tropicale.. anzi!Probabilmente è stato l’unico modo per non essere sommerso dalla pressione fiscale e per dare da mangiare alla sua famiglia!

    • 2emebureau says:

      Capisco la tua opinione, ma finchè continueremo a supportare questo tipo di meccanismi non cambierà nulla. Quindi poi non lamentiamoci se appunto siamo nella situazione in cui siamo.

      • Appunto. E’ la classica scusa italiana: non arrivo alla fine del mese, quindi mi faccio qualche lavoro in nero per sfamare la famiglia. Condivisibile superficialmente. Ma questo tipo di azioni a lungo termine farà in modo che il suddetto pargolo sfamato in nero, in età adulta patirà la fame. Non ci saranno neanche più le escamotage in nero del padre. Quello che sta succedendo ora.

      • 2emebureau says:

        Precisamente. Che poi è frutto della cattiva informazione tipicamente italiana: non mi informo ma esprimo un giudizio. Perchè accettiamo di lavorare gratis con la scusa che: ci devono conoscere, quando tutti i contratti prevedono un periodo di prova, retribuito (secondo me sia il tempo che la preparazione di una persona dovrebbero valere qualcosa) che permette il recesso senza preavviso sia da parte del lavoratore che da quella dell’impiegato in prova? Mah. Masochismo Made in Italy.

  2. che dire, mi hai tolto le parole di bocca. applausi.

  3. Brava! Non c’è nient’altro da aggiungere. Io me ne sono andata da parecchio e non me ne sono ancora pentita.

  4. GoldSimo says:

    Sì, hai ragione, hai tremendamente ragione…concordo…si, si percepisce la lieve “incazzatura” 😀 E la capisco…uh come la capisco!
    Ciao sono Simona, emigrata italiana in Germania!

    ps: anch’io ho un blog,da poco dominio, cerco di far riflettere e far sorridere di me e con me su questa vita da expat….www.einepressobitte.com…

  5. Simona says:

    Ottima raffigurazione di un Paese che ormai ha ben poco da offire.
    Grazie.

  6. LaJOe says:

    a volte (tipo adesso), provo grande invidia (sana) verso chi riesce a esprimersi in modo così efficace seppur sintetico.
    Un po’ come quando ti piace una canzone perchè pensi “è proprio quello che avevo in testa, ma non sapevo come dirlo e qui lo dicono in una frase!”.
    Allo stesso modo, leggo questo post e penso che queste sono proprio alcune delle cose che penso, ma che non sapevo come esprimere in un modo accessibile.

    Purtroppo, nonostante sia un dato di fatto che i politici, il sistema, la pressione fiscale, ecc. siano dei seri problemi che immancabilmente condizionano pesantemente la vita in italia, resto dell’idea che il reale problema sia la gente ed il suo atteggiamento.
    in linea teorica capisco anche l’imprenditore disperato che si crede costretto a fare trucchetti..ma non mi sembra che finora abbia dato risultati…
    E’ un cane che si morde la coda e se da qualche parte non si rompe il cerchio sarà sempre peggio. Le persone sono le uniche in grado di farlo (di certo non lo faranno i poltronieri). Abbiamo silvio…ma pensiamo a quante persone lo hanno votato più volte… Qualcuno dice che se non fanno escamotage non si tira avanti…ma per ogni persona che evade il fisco, tutti gli altri dovranno pagare di più….
    Abbiamo la crisi…ma la gente pensa a fare 50 rate per una xbox o 60 rate per una tv lcd (3 anni di lavoro in un ufficio rate = so di cosa parlo, dati alla mano).
    Non esiste il paese perfetto, nè il paradiso. Come mi dicevano sempre quando ero piccola “non è quello che fai, ma come lo fai a fare la differenza” Quello che sembra a me è che altrove, per quanto siano messi male, abbiano tutto un altro atteggiamento. E’ questo che ci frega qui in italia…l’atteggiamento. Per l’appunto..non c’è serietà…

  7. Nicola says:

    concordo con quello che dici. Non concordo con la soluzione finale di aiutare i circoli e stronzate varie. Io sono totalmente cinico, questo paese non cambierà mai. Facciamo sentire la nostra rabbia, ma non con l’intento di cambiare le cose in Italia. Ciò non servirà a nulla. Sentiamoci piuttosto cittadini del mondo e stiamo uniti perchè abbiamo tutti gli stessi problemi. Io ho mandato a fanculo il bel paese tanto tempo fa. Ho avuto problemi grossi come li hai avuti te. Ora riparto e spero sia la volta definitiva. Odio tutto e tutti in Italia. Credo che l’unica rivoluzione possibile sia quella personale fuori da questo paese. Ciao.

    • 2emebureau says:

      Soluzione finale di aiutare i circoli? Non mi sembra di averla proposta. Non è assolutamente quello che penso, anzi, secondo me ogni volta che ci si confronta con realtà simili bisogna dire di no. Concordo col sentirsi cittadini del mondo, del resto come ha detto Erri De Luca in un’intervista: definire qualcuno un clandestino è un atto un po’ presuntuoso visto che questa terra ci è stata data in prestito.

  8. Fabrizio says:

    Vorrei richiamare il titolo del tuo post ed apostrofarlo con qualcosa che ho ripetuto per anni, prima di lasciare il paese per trasferirmi nel regno di sua maesta: Questo (l’Italia) e’ un paese di peracottari. Saro’ breve, certo. Ma molte cose mancano alla tua lista, che appena iniziata a leggere mi ha riempito di curiosita’. Per poi scemare quando non ho visto riportate (le solite cose): ignoranza diffusa della conoscenza della lingua madre, ignoranza di almeno una seconda lingua (inglese) parlato da circa l’1% degli italioti, la sempre e stramaledettamente presente stupida fottuta arroganza dell’italiano medio davanti a chi dimostra di essere un po’ piu’ sveglio, la corruzione a tutti i livelli, la mancanza di rispetto per qualiasi cosa che si muova/respiri/abbia 2 o 4 gambe. Da quando me ne sono andato ho iniziato a sentirmi libero. Se riesci a scappare vai incontro al tuo futuro, nascere italiani e’ bellissimo ma non significa dover a tutti i costi morire in patria. Altrove non sempre si va incontro al giardino dell’eden, ma cosa sicura non devi portarti i fazzoletti per pulirti dalla m(roba marrone)da che regolarmente viene gentilmente donata dai soliti figli di madre ignota (o peggio, anche troppo nota..). Trying to cut the story short: Non e’ un paese per seri, che ce stai affa’ ancora li’? Leggo continuamente le nius relative al paese, non riesco a credere quanto grande sia la capacita’ italiana di ridefinire ogni santa volta la misura del “fondo”. Io son scappato perche’ desideravo vivere la mia vita al massimo del mio potenziale, non avevo tempo e voglia di battermi per tutti gli altri. Sono egoista, ciups! (vuol dire si). Perdonate l’incespicamento con gli accenti, ho la tastiera americana e un ci penso lontanamente a cambiare il layout.. Io il blog non ce l’ho.. e’ una cosa grave?

    • 2emebureau says:

      Ciao Fabrizio, grazie per il tuo commento. E’ solo un post con alcuni esempi recenti, sennò dovevo scrivere un’enciclopedia. Purtroppo sono molto amareggiata da questo paese. Ad oggi aspetto ancora stipendi arretrati da parte di gente veramente infima nonchè disonesta, che voleva far fare la disonesta anche a me ma io in questo non sono italiana. Concordo anche sulla conoscenza delle lingue. Da anni Torino si vanta della propria vocazione internazionale poi vai in un negozio di abbigliamento del centro piuttosto fighetto e ti ritrovi a dover aiutare le commesse per dire un banale: leather, che se vendi abiti e non sai la parola inglese per pelle non sei messo bene, secondo me. Io sto andando via di qui. Non vedo motivi validi per restare e il fatto che il post sia scritto in tono tanto iracondo è sintomo di questo profondo malessere che provo. Non credo altrove ci sia l’Eden. E credo anche che noi italiani siamo abbastanza comodi. Vogliamo il posto fisso per passar la giornata sereni a non far nulla sui social. all’estero non ti regalano niente ma almeno se ti metti alla prova e ti impegni, ottieni qualcosa e non devi sempre scegliere tra la pagnotta e la dignità. Non credo sia grave che tu non abbia un blog 🙂 Un saluto. Giulia.

  9. Confermo, noi che ce ne siamo andati sentiamo molto il peso di far parte di uno stato, l’Italia, che sembra assurdo a molti all’estero. Ed è dura dare spiegazioni.. perché in fondo hanno ragione loro.

    • 2emebureau says:

      In effetti dargli torto non è facile. Peccato perchè l’Italia avrebbe moltissime risorse, ma anche lì stiamo vendendo tutto a russi, francesi, arabi, cinesi… Letta dice che è necessario. Va beh.

  10. divulgus says:

    Complimenti per il post Giulia, complimenti a Fabrizio per il suo intervento. Condivido in pieno i vostri pensieri. Io credo che i vari Letta (li possiamo chiamare tutti cosi) della politica italiana rispecchiano nè più nè meno chi siamo noi. Stessa cosa per la televisione, è lo specchio di quello che siamo noi. Quindi, stabilito ciò, per quanto mi riguarda, penso che, se vogliamo cambiare il paese, dobbiamo cambiare noi stessi (o almeno iniziare..). Certa politica e certa tv si adeguerà di conseguenza. Si passa da li. Se aspettiamo che le cose cambino perchè un meteorite colpisce tutti i politici italiani, possiamo rimanere sulla riva del fiume senza che mai passi il cadavere del nostro nemico.
    Come cambiare? Essere di esempio per gli altri ma sopratutto per noi stessi. Più diamo il buon esempio (a partire dal non parcheggiare l’auto in doppia fila, solo perchè quel giorno avevo la “giustificazione” nel farlo, mica cose di altissima etica eh..) più, le persone avranno la tendenza a cambiare in meglio. Certo, non è che se lo si fa una volta tutti cambieranno, il percorso è lungo e, se vogliamo, pieno di micro sconfitte ma, alla fine, il risultato si otterrà. Questo è imho eh, intesi.
    Una cosa che invece mi fa pensare perchè non so se è il caso mio specifico o se è cosi anche per gli altri, è che sul web “incontro” molte persone che pensano e ragionano come me, per esempio voi su questo spazio blog ma nella realtà faccio fatica a creare uno gruppo di amici fisici con i quali condividere questi pensieri. Le persone del mio entourage, alla fine, sono tutti d’accordo sui principi e una certa rettitudine sociale ma poi a seconda della necessità che si incontra, ci si piega da buon italiani, alla soddisfazione della bisogna del momento. Boh, forse sarà solo il mio caso.
    Cerea, arvedze
    pier.

    • 2emebureau says:

      Ciao Pier, grazie per il tuo riscontro. Il post è abbastanza infervorato anche per l’esasperazione che una vive. Sono d’accordo sui piccoli cambiamenti. A Torino si sa, si guida come al Cairo e il parcheggio creativo è la norma ma io in doppia fila non sono mai riuscita a starci, sarà anche per quello che sono arrivata alla tolleranza zero 🙂 Fortunatamente ho amici nella vita reale che condividono le mie impressioni, le mie ansie e preoccupazioni per il futuro. Che si indignano in questo paese dove il senso del pudore sembra troppo spesso in via di estinzione. Giulia

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