Il contrario di uno

Fuori il mare si muove silenzioso e culla le barche in riposo.

La tisana è in una tazza troppo piccola. Ma quella delle tazze è una questione annosa.

Oggi ho terminato di leggere Il contrario di uno, di Erri De Luca. L’ho terminato in spiaggia, dopo una seria nuotata e, onestamente, non so se ci sia un modo migliore di terminare un libro. Il libro era di Fabio, e ce l’ho io perché i suoi genitori sono persone talmente meravigliose che nel momento più terribile della loro vita hanno tenuto noi amici di Fabio vicini, condividendo la vasta cultura letteraria e musicale che gli apparteneva, prima di salutarci.

Dalla quarta di copertina: Il due è il contrario di uno. “Questa notizia, che,” dice Erri De Luca “contrasta con l’aritmetica, è l’esperienza di questi racconti. […]”.

Ho visto più volte De Luca in varie interviste. Mi è sempre sembrato un uomo con una straordinaria calma interiore e al tempo stesso una passione ardente per la vita, in tutte le sue forme, per la giustizia, per la lealtà. Un uomo equilibrato che medita e combatte silenzioso.

In queste pagine ho ritrovato quella tensione tra calma apparente e vulcano emotivo.

Questi racconti brevi sono straordinari stralci di intermezzi alla solitudine. Le sfide, la forza, il sudore, l’odio, l’amore e la tenerezza si intrecciano con una grazia indescrivibile. De Luca è poeta oltre che narratore ma non cade mai nel retorico. La sua scrittura scarna richiede molta attenzione poiché ogni frase è potenziale scrigno di molteplici significati. Lui dà la storia, la traccia, suggerisce le sensazioni ma lascia aperta al lettore la possibilità di aggiungere qualcosa di proprio.

Spesso leggendo queste pagine ho sentito che mi toccavano nel profondo, ho sentito l’urgenza di condividerle nella loro perfetta bellezza. E quando il punto finale arrivava, restava ancora molto da dire, ma soprattutto la fiducia dell’autore che il lettore sarebbe stato in grado di comunicare con se stesso.

Seminare significati tra le righe è un’arte sottile, propria di pochi. In genere molti autori hanno l’ansia di spiegare al lettore per filo e per segno ogni moto dell’animo. E per quanto uno possa riconoscersi in determinate descrizioni e provare una sorta di sollievo nell’immedesimazione, l’incanto svanisce presto. Poiché non ci si sofferma mai troppo su una radiografia.

La realtà è che le unioni in questa vita sono passeggere, volubili. Che siano di breve o lunga durata non importa, poichè solo il tempo ci dirà quanto l’eco di un incontro sarà intenso. Non sapremo se usciremo da quell’incontro uguali oppure diversi. E quanto diversi. 

De Luca crea uno spaccato completo di questo nostro vivere da soli eppure, talvolta, insieme. 

Sono molti i passaggi notevoli e questo è veramente un libro che consiglio a occhi chiusi. Ne riporto un passaggio come riflessione della buonanotte:

“Ero fortunato, senza mogli e figli da nessuna parte non avevo un luogo verso cui voltarmi, vivevo senza il loro torcicollo. Le nostalgie sono malarie che hanno bisogno dell’umido degli occhi. I miei erano asciutti come l’esca di totano. Quelli che hanno qualcuno da un’altra parte hanno inventato i ponti. È una costruzione che non mi sarebbe mai venuta in mente”. Erri De Luca, Il contrario di uno

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