La montagna

A me la montagna crea disagio. Ancora ancora posso capire quella invernale, perchè appunto fai gli sport invernali, ma quella estiva mi turba parecchio.

E’ la famosa storia dei geni che non ti si trasmettono. Parte della mia famiglia è originaria dei monti, abbiamo la casa in montagna, bisogna andare in montagna. Wow che bella la montagna.

Loro sì, io no. A me non verrebbe mai in mente di dire da aprile a ottobre: andiamo in montagna? MAI.

Ci ho provato più volte, non mi sono arresa subito, convinta di non riuscire a cogliere una bellezza che prima o poi mi si sarebbe rivelata. No, non è successo.

Sostanzialmente accade questo: si va in montagna in estate. Se mi deportano, perchè di deportazione trattasi, quello che si fa sono le passeggiate/camminate. Vado. Ma deve esserci dell’acqua. Tra un sentiero che preveda un fiume ed eventualmente delle cascate e uno brullo in mezzo al nulla costringo a fare il primo. Perchè sono un leone e quindi autoritaria.

Ordunque parti per il sentiero. Cammini, cammini, cammini. Alberi, terra, rocce, fiori, occasionalmente animali, acqua, sennò appunto col cavolo che vengo. Sconosciuti che camminano anche loro. Li saluti sempre. Perchè in montagna usa così. Gente che magari non sa chi è il loro vicino di pianerottolo in montagna saluta chiunque. Anche questa cosa mi turba.

Ok, camminiamo. Magari a passi diversi, quindi da soli, per cui a un certo punto io mi sarei infilata le cuffie e avrei ascoltato la musica, ma in montagna a causa della pressione ti fischiano le orecchie. Va beh, devo pur sopravvivere a questo tedio, per cui mentre faccio km in salita con pendenza del 90% mi metto i Radiohead fortissimo nelle orecchie e soffro in silenzio (soffro per il fischio nelle orecchie, non per la salita, che è comunque meglio della discesa durante la quale ti demolirai gli alluci). Soffro quindi in silenzio ma con Thom Yorke, tanto è già un’ora che sento il rumore degli insetti, del vento, del fiume e balle varie.

Arrivi alla meta. Ti fermi. Devi stare un po’ lì. Fermarti, pranzare, rilassarti (rilassarti???), poi a un certo punto ripartire. Quando si arriva alla meta io puntualmente mi guardo intorno e penso che ciò che vedo dovrebbe sembrarmi non dico bello ma proprio meraviglioso. Dovrei essere estasiata ed entusiasta come i miei consanguinei. Ecco io mi guardo intorno, immagino che cosa susciti a loro, sospiro, cerco di vedere anch’io che cosa vedono loro ma niente. Riesco solo a pensare che non è la collina, nè il mare. Che non vedo il mare. E che se anche lo vedessi non mi ci potrei tuffare quindi non sarebbe comunque granchè. Mi rassegno, mi ripeto mentalmente che io non lo posso capire ma è bellissimo, e a quel punto attingo a quelli che per me sono i fondamentali per la sopravvivenza in montagna e che stanno sempre nel mio zaino: l’acqua, la settimana enigmistica, i libri e le bolle di sapone. E mi ripeto che io sono una tipa da spiaggia nel senso letterale del termine e che questa è l’ultima volta che mi fregano. E che io in montagna d’estate ci andrei in un unico caso consenziente: se ci andassi con gli entusiasmo.

Ma quella degli entusiasmo è un’altra storia.

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