Alfano, Felafel e disoccupazione. Perchè espatrio parte 1.

A casa mia se si accende il televisore, di solito non è per più di venti minuti. Questa sera in quei venti minuti mi è toccato Alfano. In realtà si arrivava già da una serie di sfighe notevoli. Dal cercare di far capire a un trombamico che vuoi stare sola e per sola intendi sola e non ti sembra difficile da capire ma evidentemente lo è. Passando per i peggiori felafel dalla storia all’impasto per il chapati troppo colloso. Insomma, ce n’era già abbastanza. Ma no. Alfano. Alfano e Fazio.

A me Alfano fa ridere. Tantissimo. Perchè dice delle boiate enormi e le dice con una convinzione e con un’umiltà servile che fa persino tenerezza. E sono sempre le stesse boiate. Che poi non è una questione di destra o sinistra. Dicono tutti sempre le stesse cose. Siamo un paese che si parla addosso. Ed è questo uno dei motivi per cui me ne voglio andare. Ovvero che sto diventando come questo paese, una che si parla addosso. E questo mi spaventa moltissimo e vorrei cercare di arrestare questo processo prima che diventi irreversibile. Come cantava De André nella Canzone del padre, non voglio morire arrugginita.

[Inciso. Sempre per essere super partes e dire chiaramente che qui il problema non è la destra, oggi Fassino è arrivato alla Sacra di San Michele mentre era chiusa per la pausa pranzo, da mezzogiorno alle due. è entrato in biglietteria e ne è uscito con i biglietti, mentre gli altri visitatori aspettavano fuori che si facessero le due. Per carità, non è entrato perchè i visitatori in attesa gliel’hanno impedito ma è un tristo esempio del paese che siamo.]

Ad ogni modo, tra le altre cose, Alfano parlava di dove prenderanno i soldi per sistemare i nostri disastri. E lo faceva con una sicurezza e una tranquillità davvero stupefacenti. La spesa pubblica improduttiva, i finanziamenti ai partiti… tutto facile. Talmente facile che uno si domanda, scusate ma se è così facile perchè finora non l’avete fatto e siamo nella situazione in cui siamo? Ma queste sono domande stupide di una quasi trentenne laureata che non ci capisce una sega di queste cose. Ciò è chiaro. Hanno sicuramente ragione loro e sono scema io.

Poi è anche giunto alla questione della disoccupazione giovanile. è trendy parlarne, forse persino glamour. Parlano tutti di disoccupazione giovanile e hanno idee geniali per risolverla. Gli incentivi agli imprenditori per assumere giovani disoccupati. Questa era la hit di questa sera. A me spaventano quando parlano di come risolvere il problema della disoccupazione giovanile, spaventano moltissimo. Perchè sono politici italiani e quindi propongono soluzioni che sono tipicamente da politico italiano. Per cui dannose oltre che inutili. Tempo fa decisero che lo stage non potesse più essere attivato se si era laureati da più di un anno (non vorrei sbagliare le tempistiche, ma su per giù il concetto era quello). Secondo loro era geniale, secondo me era ed è un disastro perchè spesso lo stage era l’unico modo per entrare a lavorare in un’azienda. Niente, tolto.

Poi la riforma Fornero, che sembrava avesse tutelato i giovani e il lavoro. Beh cara Elsa io mi sono ritrovata a casa dopo due mesi scarsi di apprendistato, dopo aver rifiutato un aut aut per il quale o aprivo la partita iva o rimanevo senza lavoro. E riguardo a questo nessuno può fare nulla perchè lavoravo per un’impresa sotto i 15 dipendenti. Un’impresa con titolari farabutti e filibustieri ma pur sempre con meno di 15 dipendenti, per cui al 13 maggio mi sono anche dovuta sorbire la somma presa per il culo di un bonifico da un euro. Il mio tfr probabilmente.

Nell’altra azienda per cui ho lavorato dopo il licenziamento, il 90% delle attività erano condotte in maniera illegale. Quindi, dato che io non riesco proprio a farmi beffe della gente e a prendere in giro il prossimo, mi sono licenziata e ho deciso che basta, che me ne vado all’estero. Ad oggi, sto ancora aspettando lo stipendio di aprile. Perchè noi giovani si sa che si campa d’aria. O di quello che genitori onesti, che infatti non sono imprenditori farabutti e filibustieri, hanno messo da parte lavorando molti anni. E facendo sacrifici. Sacrifici su cui questa gente sputa e a me fa solo venir voglia di sputargli in un occhio a mia volta. Che poi mi dicono non te la prendere, ma io me la prendo eccome. E tanto anche.

Allora, se incentiviamo le imprese ad assumere i giovani disoccupati io mi chiedo, se le imprese sono quelle di cui sopra, quindi con la serietà di quelle di cui sopra, posso solo immaginare che cosa ne faranno degli incentivi da una parte e dei giovani disoccupati dall’altra. Lascio alla vostra fantasia il compito di trarre le conclusioni.

La verità è che io sono già distante. Sono già molto lontana. E sono distante ogni volta in cui rinuncio, e ultimamente lo faccio in maniera quasi quotidiana, a esprimere come mi sento. Perchè alla fine gli altri lo sanno già. Hanno già le risposte, le soluzioni, il che cosa dovrei fare, il come mi dovrei comportare, a che cosa dovrei pensare, senza nemmeno il bisogno che io lo esprima. Allora sì, divento distante. Fingo di ascoltare parole dette a sproposito su qualcosa che l’interlocutore non conosce, ovvero il mio pensiero o il mio sentimento. E le loro valanghe di consigli totalmente a sproposito mi fanno riflettere su alcune cose. La prima è che sono davvero molto sola. La seconda è che capisco perchè molte persone desiderino confidarsi con me. Perchè io ascolto. Non ho l’ansia di dire agli altri che cosa devono fare, quell’infantile smania di dimostrare che io “so” più di loro al punto da avere delle soluzioni utili per la loro esistenza. No, io ascolto, ascolto e cerco di capire. Perchè spesso se una persona si confida, ciò che cerca dall’altra parte non è un consiglio. Ognuno trova a un certo punto la propria strada per affrontare gli ostacoli della vita. Ciò che secondo me è davvero utile, per una persona che si trova in difficoltà, è trovare qualcuno che la comprenda, che comprenda come sta, ciò che sente. Questo aiuta, a mio modesto parere. Non la rubrica del “fai così che vedrai che ti fa bene”.

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