Toccare l’assenza.

E’ strano ritrovarsi per te e tu non ci sei. Noi siamo tutti lì insieme perchè tu ci hai unito. E’ una cosa bella e straziante allo stesso tempo. Ci vediamo perchè ci manchi tu e ci sforziamo di sorridere ma c’è sempre quel magone in fondo al cuore, il peso della tua assenza.

Ho chiacchierato tanto con la tua ragazza, ci vedremo qui a Torino. L’ho fatta ridere, lo sai Fabio, non ci metto molto a far ridere le persone. Mi ha detto che mi chiamerà quando si sente giù. A volte vorrei chiamarmi anch’io quando sono giù. E farmi ridere da sola. Adesso per esempio.

Ogni volta che vedo i tuoi cerco sempre di stare un po’ da sola a chiacchierare con tuo papà. Tu gli somigliavi così tanto che parlando con lui ho la sensazione di sentirti vicino. Ho iniziato dicendogli che ho comprato la farina di kamut. Mi ha raccontato, come sempre, mille cose che non sapevo, in questo caso sul kamut. Poi mi ha spiegato come fare la pasta madre per preparare poi il pane con questa benedetta farina che ho comprato.

Se ci stavi guardando, a vedere la mia espressione confusa avrai sorriso. Credo che lui mi attribuisca ben maggiori abilità di panificazione di quanto io non abbia. Già mi vedo col viso sconsolato di fronte a un esperimento mal riuscito con la cucina e me stessa impiastricciate totalmente di farina.

Mentre chiacchieravamo ha chiesto a Nicoletta di andare a prendermi una copia del libro sui cento anni del panificio Cantore, la storia che tu avevi iniziato a scrivere e che lui non voleva terminare, perchè non ne vedeva il senso ormai.

Fortunatamente ha cambiato idea.

Mi ha fatto tenerezza che abbia voluto darmene una copia. Alla fine io sono soltanto una ex coinquilina. Mi ha davvero scaldato il cuore il suo gesto.

Mentre mi spiegava le foto e mi raccontava di nonni e zii in California, e partigiani e rifugiati dalla Georgia io ricacciavo con forza le lacrime in fondo agli occhi. Perchè mi sembrava di ascoltare te e avrei voluto abbracciarlo e lasciarle uscire quelle lacrime.

Questa sera non ho voglia di parole, quello che vorrei è il silenzio e allo stesso tempo un abbraccio, che mi desse quel conforto che nessuna parola potrebbe darmi. Ma sto imparando che in questa nostra vita non si può avere tutto ciò che si desidera. E prima lo si impara meglio è.

Vorrei poter fare qualcosa per alleviare il nostro dolore. Ma non so far altro che constatare la mia inettitudine, pensando ai tuoi genitori adesso in quella casa dove tu non entri più e a te che riposi a pochi metri di distanza. Proprio oggi un amico mi diceva come sia necessario lasciarsi determinate cose alle spalle, eppure in questo caso mi rendo conto di quanto l’accettazione di questo lutto sia ancora lontana. Ci metto tanto tempo, lo sai.

Ti abbraccio amico che eri mattiniero come me. Sì, anche la domenica.

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