Quando Breton ti sembra un principiante.

Ci sono giornate come quella di oggi in cui regna il surrealismo.

La giornata inizia con un traffico disumano e un altrettanto disumano smaronamento nel mettere al massimo la seconda marcia, riflettendo sul fatto che ok, come diceva Beppe Grillo quando faceva il mestiere a lui consono, il comico, il traffico lo facciamo noi, ma è pur vero che se guidi come un deficiente il traffico lo amplifichi. I deficienti dovrebbero girare solo nelle ore in cui le strade sono semideserte, ci vorrebbero leggi in proposito. 

Giornata caotica, inconcludente, disorganizzata, per ciò che avevo intorno ma anche perchè non sto dormendo quindi è tutto lontano e ovattato come in Fight Club. Avevo la fermezza di un bambino a cui prescrivono il ritalin. Dentro di me avevo una bambina di 4 anni capricciosa (e io capricciosa non lo sono mai stata da bambina) che batteva i piedi e scuoteva i riccioli, e anche una mamma che cercava di ricondurla a un comportamento assennato. Perchè come ho imparato recentemente a volte devo farmi da mamma o non sono gestibile.

A un certo punto chiedo a una persona il numero di cellulare, per questioni di lavoro. Lo faccio anche con un po’ di soggezione perchè non vorrei allargarmi troppo, ma se dobbiamo prendere un appuntamento in tempi brevi e non riusciamo mai a incrociarci nei rispettivi orari d’ufficio o via email diventa poi difficile… mi dà il cellulare e trenta secondi dopo mi chiede l’amicizia su facebook. Menomale che avevo paura di essere io quella invadente. Peraltro trenta secondi dopo la richiesta di amicizia del mio nuovo capo. Turbe e inquietudine, profonda inquietudine. Trascorro due ore in totale stato di turbamento.  

Facciamo alle 17 la riunione che avremmo dovuto fare alle 9, tanto per… dopodichè catapultati a un appuntamento di lavoro, ovviamente in ritardo mostruoso visto che c’è un traffico equivalente a quello della mattina. L’appuntamento non lo descrivo nei dettagli ma è stato veramente l’apice del surrealismo. Alcune cose sono opere uniche, non possono essere riprodotte in alcun modo. Basti sapere che cercavo in ogni modo di evitare che uno dei presenti mi toccasse una coscia ogni 3 minuti, ero in ritardo mostruoso rispetto ai miei impegni personali e la discussione sembrava sempre e solo dilatarsi anzichè arrivare al dunque, nonchè ho sentito un: la prossima settimana la porto a Pragelato, lei ancora non lo sa. “Lei” ovviamente ero io. Tu prova a portarmi a Pragelato di giovedì e a farmi perdere yoga e io ti farò lo scalpo. Sallo. Pragelato. Io. La tipa da spiaggia. Va beh. 

Finalmente l’appuntamento finisce, un’ora e mezza dopo le mie previsioni. Mentre vado a recuperarmi la macchina incontro anche un tizio che vorrebbe dieci euro per pagare il parcheggio perchè gli hanno rubato il portafoglio e non sa come fare. Un altro. 

Arrivo a casa a un’ora indecente, con un mal di testa ancora più indecente, stravolta. Vorrei solo avere un pisolone, e infilarmici dentro mettendomi le zampe della bestiola a mò di abbraccio. Nonostante ciò, raccolgo le ultime forze e chiamo mia madre, cercando di non farmi troppe domande sulla qualità della mia vita. 

Mia madre, che ultimamente mi sta mettendo su un arsenale di pentole che nemmeno la Mondial Casa, a fine telefonata, così, come se fosse casuale, en passant, inizia a tessere le lodi di uno che secondo lei per me “andrebbe proprio bene, sarebbe un buon partito”. Le ho solo risposto: Mamma, vuoi che muoro?

Ed è solo martedì. Questo mi spaventa tantissimo. 

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