Talebana dell’intimità

Ho un rapporto controverso con i social network. Ho rapporti controversi con molte cose in realtà ma non intendo esulare. Oltre al fatto che, se utilizzati sul lavoro, determinano una disastrosa perdita di tempo e produttività, è da un po’ di tempo che rifletto su come spingano a mettere tutto in piazza. E’ un meccanismo subdolo di cui anch’io sono vittima nonostante cerchi di evitarlo. Mettere in piazza le proprie emozioni, i propri sentimenti, le proprie angosce non è a mio parere positivo. Si strilla ai quattro venti qualunque cosa ci passi per la testa, senza filtro, ci si convince che agli altri interessi ogni minima stupidaggine che ci riguarda. Sorvoliamo sulle implicazione che questo ha sull’ego. Che è meglio. 

Tizio ha fatto la spesa, Caio è depresso per amore, Sempronio gioca col figlio. E’ bello condividere ma a mio modesto parere bisognerebbe autocensurarsi un pochino o si finisce davvero per fare mostra di sè come se ci si sdraiasse su un banco al mercato. 

Ultimamente riflettevo, ed ero parecchio infastidita, e lo sono tuttora, di coloro che mettono in piazza la propria vita sentimentale nei minimi dettagli. Come in tutto, è secondo me sano e salutare che determinate cose restino private. Poichè appartengono alla sfera dell’intimo. E che cosa danneggia di più l’intimità che il metterla in piazza? Il tuo ragazzo ti ha regalato dei fiori? Bene, mi fa piacere, ma perchè non condividi la tua gioia con lui anzichè postarlo su Facebook? Probabilmente sono una talebana dell’intimità ma per me è davvero snaturare il significato di un gesto stupendo. 

La poesia della vita va in qualche modo tutelata. 

Nel rapporto tra due persone si generano delle complicità, dei piccoli giochi, dei codici, che rendono speciale quella relazione. Se queste cose diventano di dominio pubblico, il loro valore si deteriora. Si perde davvero qualcosa di importante.

Non c’è bisogno di sbandierare, io non desidero sbandierare. Se una cosa è importante, è intima, va custodita. 

 

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