Impressioni pasquali

Credo poco alla teoria delle giornate che iniziano male. Nel mio caso non è la giornata a iniziare male, è invece generalmente una notte di merda che determina poi l’iniziare male della giornata successiva. La giornata di oggi è stata in tal senso catastrofica. 

Ad ogni modo, raccoglierò le impressioni di questa giornata. 

La prima, nel traffico, è stata che se non sai guidare è inutile che ti compri un bmw. Totalmente inutile. 

La seconda impressione è legata alla bellezza delle colline verdi illuminate dal sole. C’è qualcosa nella meraviglia della natura che sa davvero riempirti l’animo. E ti rende dolce la strada verso casa, mentre nella mente riecheggiano i versi di Pavese: 

Tu non sai le colline
dove si è sparso il sangue.
Tutti quanti fuggimmo
tutti quanti gettammo
l’arma e il nome.
 

(9 novembre 1945, da La terra e la morte, in Poesie del disamore, Einaudi)

Guardando mia cugina e mio fratello aprire il loro uovo di Pasqua mi è venuta in mente la canzone di Guccini “L’ultima volta”. Non ricordo quando è stata l’ultima volta in cui ho aperto un uovo di Pasqua. C’è sempre una certa malinconia nel pensare a ciò che è passato e non tornerà più. Specialmente perchè questo genere di pensieri si collegano alla nostra difficoltà in quanto esseri umani di godere del momento presente, davvero come se fosse l’ultimo. Perchè potrebbe esserlo. E’ un momento in cui ho parecchia malinconia, di molte cose, ma anche la voglia di farne tante altre, per questo sono qui ad esempio a rompermi il capo confrontando i siti di ryan air e british airways, realizzando ancora una volta che il business delle low cost è veramente una fregatura. 

So che verrà un giorno in cui penserò all’ultima Pasqua con i miei nonni, per questo cerco di sostenere col sorriso anche l’infinito racconto di mia nonna sulla provenienza delle arance che ha portato, di cui onestamente non ricordo nulla se non la lunghezza totalmente inaccettabile, eppure uno la accetta. Con dolcezza. 

Abbiamo riso moltissimo, a ricordare momenti della nostra infanzia, grazie soprattutto alla genialità di mio fratello, assolutamente ineguagliabile. Ridi fino alle lacrime e ti rendi conto di quanto tu sia stata e sia tuttora fortunata. Ma sul serio. 

Il momento migliore è stato quando, parlando di animali domestici, delle cure che implicano se tenuti in appartamento, della disciplina necessaria, delle responsabilità e via dicendo, mio nonno ha avuto un momento di lucidità e ha commentato: “io non capisco perchè uno debba vivere con degli animali”. Ora, io amo moltissimo gli animali ma non posso dire di non comprendere il punto di vista di mio nonno, che ha chiaramente scatenato l’ennesimo scoppio di ilarità generale. 

In questo periodo ho davvero molte cose per la testa e non sono assolutamente ordinate. C’è parecchia confusione in questo mio cervello ingarbugliato. Vorrei una pausa, una nuova visione, un viaggio, anche piccolo, per dare un po’ di respiro al pensiero e vorrei vedere quel sorriso che mi permette di dimenticare tutto il resto, di godere davvero della bellezza del momento presente. E questo mi ricorda l’incipit del romanzo di Pamuk,Image, poichè da quando non lavoro più in un posto dove gli unici argomenti di conversazione erano soldi, figa e calcio, sto recuperando il contatto con quelle citazioni letterarie che tanto amo, e che alla fine, dedico a me stessa se non c’è nessuno con cui condividerle. 

 

I. L’ISTANTE PIÙ FELICE DELLA MIA VITA

   Era l’istante più felice della mia vita, e non me ne rendevo conto. Se l’avessi capito, se allora l’avessi capito, avrei forse potuto preservare quell’attimo e le cose sarebbero andate diversamente? Sì, se avessi intuito che quello era l’istante più felice della mia vita non mi sarei lasciato sfuggire una felicità così grande per nulla al mondo. Quell’istante prezioso che avvolse il mio corpo in un abbraccio profondo e sereno forse durò solo qualche secondo, è vero, ma la felicità di quel momento parve proseguire per ore, estendersi per anni. Era il 26 maggio 1975, un lunedì, all’incirca le tre meno un quarto: […]. 

 

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