Sentimenti e grammatica.

Ci sono momenti in cui l’unica opzione è il silenzio. Non perchè non si abbia nulla da dire, quanto perchè dentro di te hai troppa confusione per articolare un pensiero e non ti va proprio di ammorbare il prossimo con il tuo guazzabuglio emotivo. E ti prende lo sconforto, perchè vorresti esprimere ciò che senti ma non hai voglia di parlare, di spiegare. Allora ricorri ai tanto invisi convenevoli, il tutto bene, il tutto ok, il nulla di nuovo, e cambi argomento. Sposti l’attenzione per non dover dire ciò che invece senti dentro. Perchè non si può sempre esprimere ciò che si prova. A volte vorresti solamente qualcuno che in silenzio, accanto a te, capisse esattamente che cosa ti sta passando per la testa. Probabilmente accade solo nei film. Dunque cerchi di mettere ordine, prima di tutto con te stessa, tra le tue emozioni, e intanto sostieni quei dialoghi faticosissimi, davvero faticosissimi, fatti di nulla. Quei dialoghi in cui ogni 30 secondi pensi: “ma a me che cosa me ne frega di tutto ciò?”, però non puoi dirlo, come fai di solito, perchè altrimenti dovresti trovare tu argomenti di conversazione e no… tu non hai nessuna voglia di trovare argomenti di conversazione.

Poi leggi un aggettivo “grazioso”, sì c’è scritto davvero “grazioso”, non “figo” o “bello”, no, c’è proprio scritto grazioso lì, quindi quella persona ci ha pensato e ha scelto la parola che riteneva più adatta per esprimere un concetto. Questo ti fa sorridere l’anima. Peccato che pochi minuti dopo tu riceva un messaggio in cui non c’è una, e dico UNA parola completa: nn, dp, cmq… numeri 1, 6… simboli +, k buttate a caso, tipo “kasomai”… una cosa che al confronto un cruciverba di Bartezzaghi lo risolveresti a occhi chiusi e con una sensazione di malessere minore.

Trovo difficile uscire dal mio silenzio, però, se riuscirò prima o poi a farlo, spero di ricorrere a un corretto uso della lingua italiana come strumento di espressione.

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