Io dico basta.

Con la scusa della crisi abbiamo detto di sì a tutto, per anni. Sì a lavorare non pagati perchè non avevamo esperienza (questo ci dicevano), sì ad accettare stipendi ridicoli perchè: tanto più di quello, tanto fuori c’è la fila, meglio questo che niente… sì a contratti senza garanzie nè tutele.

Dopo 3 anni di lotte, mi sono rotta le palle. Ho iniziato due anni fa a dire dei no. No a chi si aspetta che i miei genitori, che hanno sempre lavorato e si sono fatti il mazzo e non hanno mai rubato, facciano ciò che loro per il loro profitto non vogliono fare, ovvero permettermi di arrivare a fine mese.

Oggi ho detto no ancora una volta. No a chi vuole vivere al di sopra delle proprie possibilità sulla mia pelle, a chi mi chiede di aprire la partita iva per non darmi nulla, per mettermi praticamente nella condizione di pagare per poter lavorare.

Nei prossimi giorni probabilmente mi verrà chiesto in maniera coercitiva di rinunciare al mio contratto di apprendistato, cosa che non intendo assolutamente fare dal momento che è l’unica tutela che ho di fronte a gente il cui pressapochismo crede di vincere facilmente contro l’ingenuità del prossimo (e poi chiediamoci sempre perchè Berlusconi ha vinto, come se la gente con cui abbiamo a che fare ogni giorno non ne fosse la dimostrazione lampante).

Ho deciso di andare via, di andare all’estero. Questo paese non mi offre nulla, non mi permette di costruirmi un futuro in cui non ci siano i miei genitori a pagare le spese che io non riesco a sostenere.

è una questione di dignità. Ci stanno togliendo la dignità e noi stiamo zitti e diciamo ancora grazie, come se tutto ciò fosse normale, come se la dieta di Morandi l’avessimo sempre sognata.

Sono incazzata con chi accetta di lavorare gratis, come se il proprio tempo e la propria preparazione non valessero nulla, portando chiunque a potersi arrogare il diritto di pensare che le stesse non valgono nulla, se non le salvaguardano i diretti interessati per primi.

Sono incazzata con i vigliacchi, che abbassano la testa dimenticando che se non ci sono servi non ci sono padroni, che voltano le spalle ai colleghi, che vivranno una vita da pecore e nemmeno se ne rendono conto.

Sono incazzata con i nostri cervelli che si sono abituati a valutare quello che c’è rispetto a quello che vogliamo.

Perchè quello che noi vogliamo è ciò che conta, per dirla con Seneca: nessun vento è favorevole al marinaio che non sa a quale porto vuole approdare, frase che sta diventando il mio mantra.

Io voglio una vita che sia mia, voglio fare io un regalo a mia mamma, non riceverne sempre, voglio essere libera di scegliere, avere l’opportunità di sfruttare le mie competenze e crescere professionalmente, non fare un lavoretto qualunque per tappare i buchi della mia esistenza, che a quanto ne so è l’unica che ho, per trovarmi poi a quarant’anni a guardarmi indietro e a realizzare che ho fatto ciò che lo stronzo di turno voleva, non ciò che Giulia desiderava.

Il mio paese questo non me lo permette e anzi mi mortifica.

Andarsene è rimasta l’unica opzione, l’unica via percorribile. Perchè ormai ho la nausea e lo schifo di ciò che vedo intorno, della gente che si lamenta che quando deve votare si trova costretta a scegliere il meno peggio, quando il meno peggio è una scelta che fa quotidianamente.

Dire sempre di sì ha portato a questo. Ringrazio quindi coloro che hanno detto sempre di sì , che non hanno mai dato valore all’istruzione e alla formazione, e che ci hanno portato alla condizione in cui siamo oggi.

E no, la partita iva non la apro per salvare il culo a tizio, perchè il fatto che io non sia col culo per terra, sempre grazie ai miei genitori, non significa che debba fare l’elemosina agli stronzi.

Sì, sono incazzata nera. Sono una leonessa. Buona, brava e generosa. Ma una volta che mi hai fatto incazzare divento una furia. E ora sì, mi avete fatto incazzare.

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